La querela di La Russa a Michela Ponzani, una SLAPP incontrastata
Rientrerebbe fra le azioni legali abusive per limitare la partecipazione pubblica che il governo ha escluso dai benefici della Direttiva Europea
OSSIGENO 5 novembre 2026 – La querela annunciata il 22 ottobre 2026 dal presidente del Senato Ignazio La Russa contro la storica Michela Ponzani (leggi) è una SLAPP, un’azione legale promossa per limitare la partecipazione al dibattito pubblico. Lo è in base alla definizione di queste azioni legali formulata dalla Direttiva Europea Anti-SLAPP 1069/2024 che le definisce “abusive”. la Direttiva è stata recentemente recepita dall’Italia ed è entrata nel nostro ordinamento. Allo scopo di limitare l’abuso di queste azioni legali, la legge europea ha previsto procedure speciali di archiviazione accelerata, perché più è lungo il loro iter giudiziario più esse hanno un effetto nocivo sul confronto pubblico, sulla dialettica democratica, sul libero confronto delle idee e delle opinioni, che è la base e l’essenza della vita democratica. La Direttiva riguarda direttamente le cause civili trans-frontaliere, perché l’Unione Europea non può intromettersi più di tanto nella giurisdizione degli stati membri, ma numerosi paesi – a differenza dell’Italia – hanno scelto di estenderne l’applicazione a tutte cause civili e alcune anche alle cause penali, alle querele come quella annunciata dal presidente del Senato.
I rimedi previsti dalla Direttiva Europea sono medicine favolose. In Italia le azioni legali abusive del tipo indicato nella Direttiva sono circa diecimila l’anno, la maggior parte sono cause penali (querele). Sono una piaga. Ma il farmaco europeo può essere applicato solo a una piccola parte di esse.
Che sorte avrà la querela di La Russa, se sarà presentata? In linea di principio, dovrebbe avere vita breve prima di essere archiviata. In realtà, avrà il solito iter lungo mesi o anni, perché il nostro parlamento ha deciso di applicare con estrema parsimonia le procedure previste della Direttiva, le ha riservate a una ristrettissima tipologia di SLAPP: quelle trans-frontaliere promosse con cause civili. Quella di La Russa è d’altro tipo.
Dunque il caso Ignazio La Russa contro Michela Ponzani ci pone nuovamente di fronte agli effetti concreti della scelta politica del governo e della sua maggioranza di permettere l’ampia circolazione delle azioni legale abusive promosse per limitare la partecipazione al dibattito pubblico, una scelta che ripropone le eterne domande da troppi anni senza risposta che qui riepiloghiamo.
Fino a che punto il dibattito pubblico può essere schietto, aspro, aperto?
Fino che punto una persona può esprimere la propria critica su quel che fa o dice un personaggio pubblico, un uomo politico che riveste un incarico istituzionale?
Fino a che punto può farlo senza essere chiamato a rispondere in tribunale di ciò che ha detto?
Secondo la Costituzione e i principi che essa stessa richiama, ci si può spingere molto avanti, le critiche possono essere anche molto aspre, perché esiste ed è riconosciuto a livello internazionale il diritto di esprimere le proprie opinioni e il diritto dei cittadini di ricevere informazioni, idee e opinioni sui fatti di interesse pubblico. Numerose sentenze lo hanno riconosciuto. Gli unici limiti che bisogna osservare sono il rispetto della verità e della dignità della persona che critichiamo e la continenza verbale che ciò richiede.
Nella prassi, finché i correttivi della Direttiva europea Anti-SLAPP saranno lasciati oltre confine, finché saranno in vigore le attuali norme e procedure punitive in materia di diffamazione, ognuno di noi deve rassegnarsi a tenere per sé anche le proprie legittime opinioni se sono sgradite a qualcuno, per essere sicuro di non essere trascinato in tribunale, costretto a difendersi a lungo da querele pretestuose e da altre azioni legali abusive, per esere sicuto di dover subire il trattamento ingiusto e intimidatorio di Michela Ponzani, alla quale Ossigeno esprime piena solidarietà. ASP


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