La svolta di Malta 2 anni dopo lo choc per Daphne

Dal clima di paura registrato al convegno di Ossigeno alla Valletta alla svolta delle indagini e alle proteste di piazza contro i corrotti

Per due anni, a Malta, le indagini per punire i mandanti dell’assassinio della giornalista Daphne Caruana Galizia, uccisa  il 17 ottobre 2017 da una bomba piazzata sotto il sedile della sua auto, hanno segnato il passo, hanno cozzato contro il muro dell’impunità. Poi finalmente, fra novembre e dicembre 2019, in un mese, la situazione si è sbloccata e capovolta.

Prima, con il fermo di un imprenditore maltese, subito dopo con le dimissioni di due personaggi di grande influenza sul premier Joseph Muscat. E lo stesso premier e ora oggetto di forti pressioni e ha annunciato le sue prossime dimissioni.

Il popolo maltese, che dopo l’assassinio della giornalista sembrava aver perso la voce, si è “svegliato” e ha cominciato a protestare dinanzi ai palazzi del potere chiedendo chiarezza e giustizia per la giornalista assassinata.

L’Unione Europea ha svolto un ruolo importante per ottenere questa svolta. Nella risoluzione non legislativa discussa a novembre 2019 e adottata con 581 voti favorevoli, 26 contrari e 83 astensioni, il Parlamento europeo ha ribadito che qualsiasi rischio di compromettere le indagini “deve essere escluso con ogni mezzo” e ha sottolineato che “tale rischio sussisterà finché il Primo ministro resterà in carica”. 

Il testo approvato dal Parlamento di Strasburgo parla di riciclaggio di denaro e corruzione in particolare muovendo critiche e accuse contro il capo di gabinetto del premier maltese e l’ex ministro del turismo e altre imprese ad essi collegate. La risoluzione deplora che in molte altre indagini sui casi di riciclaggio connessi non siano stati fatti progressi di nessun genere o le indagini non siano state nemmeno avviate.

Il 3-4 dicembre 2019 una delegazione del Parlamento europeo guidata dall’eurodeputata olandese Sophie t‘ Veld è andata a Malta per una indagine conoscitiva sugli ultimi sviluppi delle indagini. La relazione sarà discussa all’ inizio del 2010. 

L’assassinio di Daphne Caruana Galizia ha costretto tuti ad aprire gli occhi, a Malta e in Europa. Appena la giornalista fu assassinata, Malta e l’intera Europa si chiesero cosa non andava, come fosse possibile che l’Europa cominciasse a registrare sul proprio territorio l’assassinio dei suoi giornalisti “scomodi”. 

Nell’Isola lo choc era forte e si respirava un clima di paura. Fu chiaro in occasione dell’incontro organizzato alla Valletta, all’inizio di dicembre del 2017, poco più di un mese dopo l’assassinio di Daphne Caruana da Ossigeno per l’Informazione in collaborazione con la “Faculty of Social Well-being” dell’Università di Malta. Intervennero il segretario della Federazione Europea dei Giornalisti giornalisti EFJ, Ricardo Gutierrez, la professoressa Marilyn Clark, altri docenti, studenti e molti altri, ma soltanto un giornalista maltese accetto di prendere la parola.

L’intervento conclusivo del rettore della Facoltà, Prof. Andrew Azzopardi, fu molto esplicito e oggi, almeno in parte sembra che sia stato accolto.

“L’assassinio di Daphne Caruana Galizia – disse fra l’altro Azzopardi – non è stato soltanto un atto di violenza e codardia, ma anche un attacco contro i valori fondamentali della società, contro la libertà di espressione e contro tutti coloro che cercano di esprimere le loro idee e cercano di capire la realtà della società in cui vivono”. 

“L’assassinio di questa giornalista – proseguì – deve spingerci non solo a punire questo delitto ma anche a far pressione per cercare di cambiare la nostra società. Noi stessi dobbiamo diventare responsabili delle trasformazioni che vogliamo realizzare. Onestà, dignità, integrità, rispettabilità: questi sono i valori che è necessario promuovere per realizzare questo cambiamento”.

E rivolgendosi al pubblico aggiunse: “I giornalisti vanno protetti dall’influenza dei partiti politici, dagli interessi economici e da alcuni individui e gruppi particolari”. Ma i cittadini, la società civile, anche gli accademici -concluse- devono riconoscere l’importanza del giornalismo investigativo che afferma valori civili“che non possono essere perseguiti solo dai giornalisti. Il mondo accademico deve scuotersi e attivarsi per affermare questi valori fondamentali. Non possiamo tollerare una cultura di paura perché la paura è nemica del pensiero critico senza il quale nessun dibattito sarà mai possibile”.  MLF

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