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Lucio Luca, un pugno allo stomaco la prescrizione dell’editore Citrigno

Ma non può cancellare la storia di Alessandro Bozzo che mostra la drammatica condizione di migliaia di giornalisti precari

OSSIGENO 23 dicembre 2022 -“Un pugno allo stomaco”. Questo è l’annullamento della condanna dell’editore Pietro Citrigno per intervenuta prescrizione, per il giornalista Lucio Luca che ha scritto un libro sulla vicenda di Alessandro Bozzo, il cronista di ‘Calabria Ora’ e de ‘L’Ora della Calabria’ che a marzo 2013 si tolse la vita dopo aver subito un grave demansionamento e alcune vessazioni da questo imprenditore cosentino, editore dei giornali per cui lavorava (vedi Ossigeno). Il libro, dal  titolo “4 centesimi a riga. Morire di giornalismo”, è stato pubblicato da Zolfo editore con la prefazione di Attilio Bolzoni. E dal libro Lucio Luca ha tratto il testo di un monologo teatrale, portato già in varie città dagli artisti Salvo Piparo e Michele Piccione e ospitato in Sicilia dal Congresso regionale dell’Associazione della stampa.

“La notizia della prescrizione era attesa – ha dichiarato a Ossigeno Lucio Luca – ma quando l’ho letta su un giornale online di Cosenza, l’unico che l’ha riportata, almeno secondo le mie ricerche, mi è sembrato lo stesso che fosse un pugno allo stomaco. Non sono bastati nove anni per emettere un verdetto definitivo! Quindi Citrigno, grazie a un’abile mossa dei suoi legali, non sarà mai stato condannato (né assolto) in via definitiva per quell’accusa, nonostante le due sentenze di condanna in primo e secondo grado. In un primo momento i giudici della Cassazione si erano orientati a respingere il ricorso dell’editore alla Suprema Corte e ciò avrebbe fatto diventare definitiva la sentenza di colpevolezza. Poi, però, i suoi avvocati hanno giocato il famoso asso nella manica con una memoria aggiuntiva. Mi chiedo chissà che altro si sarebbe dovuto aggiungere a una vicenda ben nota”.

Lucio Luca, da giornalista,  si è appassionato da tempo alla storia di Alessandro Bozzo. Per farla conoscere, qualche anno fa aveva pubblicato un altro libro, “L’altro giorno ho fatto quarant’anni”.

Perché? “Come sottolinea Attilio Bolzoni nella prefazione, perché la storia di Alessandro Bozzo è la storia di migliaia di giornalisti precari che probabilmente non avranno mai un contratto di lavoro stabile e tuttavia continuano a spaccarsi la schiena e a rischiare la vita (come sa bene soprattutto chi di loro lavora in Calabria, Campania, Sicilia). Perché lo fanno? Semplicemente perché nonostante tutto ancora credono nel mestiere del cronista, che è maledetto e bellissimo. Alessandro fu licenziato dal suo editore e costretto ad accettare un contratto al ribasso e a tempo determinato. Una “estorsione”, la definì nel suo diario. Perciò Alessandro Bozzo è il simbolo di una professione sempre più in crisi”.

“Ormai in Italia il 75% dell’informazione giornalistica – ha aggiunto Lucio Luca – è affidata a “rider” delle notizie, a gente che prende appena tre/quattro euro a pezzo. Una situazione insostenibile. Ho sentito l’esigenza di denunciarla con forza con un libro e con il monologo teatrale che spero di portare a Cosenza, la città di Alessandro Bozzo, in Calabria, una terra che questa storia ha provato a dimenticarla. Anzi, a insabbiarla. Io, nel mio piccolo, ho fatto tutto il possibile per non far cadere nell’oblio la morte di Alessandro. Spero di esserci riuscito”. LT

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