Peppino Impastato fu ucciso 48 anni fa. Dalla sua radio denunciava il capomafia

Accadde a Cinisi, il paese del boss Badalamenti – Le iniziative per ricordarlo –  La sua storia su Ossigeno-Cercavano la verità 

OSSIGENO 8 maggio 2026 – Sono trascorsi quarantotto anni fa dal 9 maggio 1978, il giorno in cui il corpo senza vita, maciullato, di Peppino Impastato fu trovato sui binari della ferrovia. Accadde a Cinisi, lo stesso giorno in cui a Roma in via Caetani fu ritrovato il corpo senza vita di Aldo Moro, sequestrato 55 giorni prima dalle Brigate Rosse. La storia di Peppino Impastato è sul sito Ossigeno – Cercavano la verità www.giornalistiuccisi.it dove, insieme alla ricostruzione del lungo iter processuale e a una ricca documentazione, si possono sfogliare immagini che ritraggono il cronista ed è disponibile la testimonianza di Luisa Impastato, presidente di Casa Memoria

CHI ERA – Peppino non era un giornalista iscritto all’albo, ma un attivista politico che usava l’informazione per denunciare le malefatte della mafia. Aveva fondato una radio per denunciare apertamente il predominio della mafia nel paese in cui era nato e in cui viveva: Cinisi, in provincia di Palermo, un comune di dodicimila abitanti che confina con le piste dell’Aeroporto Falcone Borsellino.

I COLPEVOLI – Per smontare la messa in scena della morte di Peppino mentre organizzava un attentato dinamitardo lungo la ferrovia ci vollero 23 anni. Furono essenziali il coraggio e le testimonianze dei suoi compagni, la tenacia di sua madre Felicia (divenuta un simbolo dell’associazione Libera) e l’impegno di suo fratello Giovanni. Alla fine è stato dimostrato che Peppino fu sequestrato e ucciso dai mafiosi che fecero esplodere una carica di tritolo sotto il suo corpo per farlo passare per un terrorista. Non fu impresa facile dimostrare la verità sul suo omicidio. Per frenare i depistaggi e giungere, nel 2001, alla condanna dei responsabili (che morirono prima del processo d’appello) ci vollero giudici coraggiosi come Rocco Chinnici.

RADIO AUT -Accadde tutto a Cinisi, che era il suo paese e quello in cui viveva e dettava legge il boss Gaetano Badalamenti, un territorio dove la mafia condizionava ogni settore, e nelle attività mafiose era coinvolto anche il padre di Peppino. Il fondatore di Radio Aut prese le distanze dal padre, denunciò le cosche a cui era legato, si dedicò con ogni mezzo alla lotta contro la criminalità organizzata, schierandosi politicamente dalla parte della libertà di informazione, dei diritti dei contadini e dei disoccupati. Fu ucciso per ordine dei capimafia ai quali dai microfoni di Radio Aut, emittente da lui fondata, si rivolgeva con un sarcasmo che li ridicoleggiava e metteva a rischio il loro potere criminale.

I CENTO PASSI – La storia di Peppino è stata divulgata in vari modi, soprattutto attraverso il film “I cento passi”. Perciò Peppino Impastato fra i giornalisti italiani uccisi è forse il più conosciuto, soprattutto fra i più giovani, ch lo considerano un simbolo della lotta alla mafia e della difesa della democrazia. 

INIZIATIVE – In occasione di questo 48.mo anniversario il suo nome e i suoi ideali risuonano nelle numerose iniziative che in Sicilia e tutta Italia sono state promosse da associazioni, circoli ed enti locali: cortei, presidi, momenti culturali, dibattiti, spettacoli, concerti. In particolare, a Cinisi, con un programma di iniziative promosse da “Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato Onlus”, che quest’anno ha rivolto un appello pubblico contro il genocidio o il riarmo. Tra le iniziative, la sedicesima edizione del premio che quest’anno celebra anche il Circolo Musica e Cultura fondato 50 anni fa da Peppino e i suoi compagni. 

OSSIGENO per l’informazione ha ricordato il giornalista e attivista il 5 maggio a Roma, alla Casa del Jazz, nell’ambito del convegno “Il giornalismo tra minacce e querele”, promosso in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti del Lazio e in collegamento con Assostampa Sicilia, per celebrare la prima giornata nazionale in ricordo dei giornalisti italiani uccisi e la giornata mondiale onu per la libertà di stampa. Il nome di Impastato è stato letto insieme agli altri 29 cronisti “che cercavano la verità” dinnanzi alla lapide con i nomi delle vittime innocenti della mafia e al Pannello della Memoria (vedi il video).  GPA.

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