Questo episodio rientra tra le violazioni verificate da Ossigeno per l'Informazione

Realizzato nell'ambito del progetto OSSIGENO M.A.P. - MONITOR ASSIST AND PROTECT, co-finanziato da GMDF (Global Media Defense Fund), il Fondo creato nell'ambito della Campagna Globale per la Libertà dei Media nel quadro del Piano d'Azione dell'ONU per la Sicurezza dei Giornalisti e la tematica dell'Impunità. Il GMDF è stato sviluppato con l'obiettivo di facilitare la libertà dei media e migliorare l'accesso dei giornalisti ad una tutela legale specializzata e sensibile alla diversità di genere. Gli autori sono responsabili della scelta e della presentazione dei fatti contenuti in questa pubblicazione e delle opinioni ivi espresse, che non sono necessariamente quelle dell'UNESCO e non impegnano l'UNESCO.

Procura Foggia sequestra per 2 giorni il telefono a un giornalista

Il direttore de ‘L’Immediato’ è indagato per ricettazione di un video chock su un omicidio commesso davanti al carcere della città –  Solidarietà da Ordine e sindacato Puglia e da Ossigeno

OSSIGENO 30 giugno 2022 – A Foggia, il 22 giugno 2022, per decreto della pm Rosa Pensa, la squadra mobile ha sequestrato il telefono cellulare del giornalista Francesco Pesante, direttore della testata online ‘L’Immediato’, un cronista che da anni pubblica articoli sulle attività della malavita locale, come ha ricordato il suo giornale leggi qui. A Francesco Pesante è stato notificato lo status di indagato per il reato di intercettazione di un file video che mostra le immagini di un omicidio. Il filmato, pubblicato dal giornalista, mostra le immagini registrate il 17 maggio 2022 dalle telecamere di sicurezza del carcere di Foggia, che hanno ripreso le fasi dell’uccisione a colpi di pistola di Alessandro Scrocco, detenuto in regime di semilibertà, ucciso mentre rientrava nell’istituto di pena. Nello stesso procedimento sono indagate altre due persone accusate di rivelazione e utilizzo di segreti d’ufficio.

Il video era stato pubblicato anche da altre testate nazionali e locali ed era diventato virale nelle chat e sul web. Il sequestro del cellulare ha sollevato un’ondata di proteste. L’avvocato Michele Vaira, difensore di Francesco Pesante, ne ha chiesto l’immediata restituzione  (leggi) e in effetti due giorni dopo è stato restituito al giornalista.

L’Odg e il sindacato dei giornalisti della Puglia hanno espresso “preoccupazione per quest’ennesimo caso di violazione che mina istituti fondamentali della professione giornalistica, quali la tutela del segreto professionale e delle fonti, oltre al diritto dei cittadini ad essere informati”.

IL GIORNALISTA – “L’episodio mi ha profondamente turbato ma sono più che mai determinato a continuare il mio lavoro alla ricerca della verità, in un territorio martoriato dalla mafia – dichiara Francesco Pesante a Ossigeno -. Spero che questa mia disavventura possa contribuire a evitare che altri giornalisti in futuro subiscano lo stesso trattamento. Nessun giornalista dovrebbe subire pressioni per fargli rivelare le fonti. Confido nel lavoro della magistratura e mi auguro che l’accusa nei miei confronti venga archiviata al più presto. Ringrazio per la solidarietà i colleghi giornalisti e il sindacato. Mi dispiace constatare il silenzio del mondo politico, immagino per questioni di opportunità”.

LA SOLIDARIETA’ – Ossigeno per l’informazione esprime solidarietà a Francesco Pesante e condivide la preoccupazione dell’Ordine dei giornalisti e di Assostampa pugliesi sulla legittimità del sequestro degli strumenti informatici dei giornalisti, in violazione del diritto alla riservatezza delle fonti e delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo. Sequestrare il telefono, il computer, gli archivi di un giornalista per svolgere indagini esplorative su di lui – commenta Ossigeno per l’Informazione – è una scelta sbagliata ma comoda, alla quale in Italia qualche magistrato ancora non riesce a rinunciare nonostante sia stato ampiamente e da molti anni dimostrato che ciò viola i diritti di riservatezza che spettano ai giornalisti. Sequestrare il telefono a un giornalista impegnato nel suo lavoro significa bruciare le sue fonti e danneggiarlo anche economicamente. In altri Paesi è stato scritto nel codice penale che in questi casi gli inquirenti devono indagare i titolari del dovere di mantenere segreto un documento, e non invece i giornalisti che ne vengono in possesso e, assolvendo al loro dovere professionale, lo rendono pubblico. LT

LEGGI ANCHE

Giornalisti nel mirino delle Procure. O servono alle indagini oppure vengono indagati e sottoposti a esame sul loro lavoro (lattacco.it)

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.