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Scanzano Jonico. 5 indagati per le minacce a Mele

Da un’intercettazione ambientale, nell’ambito dell’operazione antimafia Centouno, è emersa la chiara intenzione di colpire il collaboratore de La Gazzetta del Mezzogiorno

“A quel giornalista stanotte facciamo il servizio”: il retroscena dell’organizzazione dell’intimidazione al medico e giornalista Filippo Mele, corrispondente da Scanzano Jonico per la Gazzetta del Mezzogirono, è emerso da un’intercettazione ambientale contenuta nell’ordinanza del Gip del Tribunale di Potenza sull’operazione antimafia “Centouno”.

In base a quell’ordinanza, lo scorso 4 febbraio 2019, sono state ordinate misure cautelari nei confronti di 21 indagati. Tra loro, cinque sono accusati di minacce aggravate nei confronti di Mele per l’episodio del 10 ottobre 2018. Quel giorno, davanti al cancello di accesso alla sua casa di campagna, il dottor Mele trovò una busta anonima contenente un foglio di carta formato A4 senza alcuna scritta, un proiettile di pistola inesploso e una penna biro a inchiostro rosso.  
Gli inquirenti hanno poi scoperto anche un foro nella tettoia della casa e avevano ipotizzato che fosse stato prodotto nel tentativo di dare fuoco all’abitazione. Il 4 febbraio 2019 il Procuratore Antimafia Francesco Curcio ha reso noto che era stato prodotto da una bomba carta.

Dal 27 ottobre 2018, è protetto dalle forze dell’ordine con una misura di vigilanza dinamica disposta dalla Prefettura di Matera.

Nei giorni precedenti all’intimidazione, aveva pubblicato vari articoli di cronaca su un’operazione giudiziaria condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Potenza per smantellare tre clan criminali, uno dei quali di stampo mafioso, dediti all’estorsione e al traffico di droga. Uno dei tre clan sarebbe guidato da un ex carabiniere. Tra gli indagati per le minacce al giornalista, c’è il figlio dell’ex carabiniere.

RDM

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