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Scanzano Jonico. A processo 5 accusati di fallito attentato mafioso al medico giornalista

Fanno parte del clan Shettino  – Nel 2018 Filippo Mele, corrispondente della Gazzetta del Mezzogiorno, denunciò il tentativo di dare fuoco alla sua casa

OSSIGENO 17 aprile 2021 – Avrà inizio il 1 luglio 2021 il processo penale alle cinque persone indagate, da febbraio del 2019, per le pesanti minacce nei confronti del medico e giornalista Filippo Mele, collaboratore del quotidiano  “Gazzetta del Mezzogiorno” da Scanzano Jonico (MT). I cinque sono accusati di tentata violenza privata in concorso tra loro, con l’aggravante del metodo mafioso contro il cronista che pubblicava notizie di cronaca a loro sgradite.

L’INCHIESTA – Il rinvio a giudizio è stato disposto il 4 dicembre 2020 nel quadro di una più ampia indagine della Procura di Potenza per la quale sono state rinviate a giudizio complessivamente, per vari reati, 25 persone “ritenute appartenenti all’associazione di stampo mafioso denominata clan “Schettino”, operante nell’area Jonica della provincia di Matera”.

L’udienza preliminare fissata per l’8 aprile 2021 è slittata al 1°luglio. In quella sede Fnsi, Assostampa Lucana e Gazzetta del Mezzoggiorno formalizzeranno la costituzione di parte civile al fianco di Filippo Mele, che ha dichiarato: “Oggi non mi sento più solo”.

A organizzare quella intimidazione contro Filippo Mele, il 10 ottobre del 2018, furono –  secondo gli inquirenti – “Giuseppe Schettino, in qualità di mandante, e altri quali esecutori ed organizzatori, avvalendosi della forza intimidatrice derivante dal sodalizio criminale di appartenenza”. “Gli altri” sono: Wilk Mateusz Jakub, Iannuzziello Leonardo Rocco, Capece Giuseppe, Marone Daniele.

L’ATTENTATO – Quel giorno, davanti al cancello di accesso alla sua casa di campagna, il dottor Filippo Mele trovò una busta anonima contenente un foglio di carta formato A4 senza alcuna scritta, un proiettile di pistola inesploso e una penna biro a inchiostro rosso.

Le forze dell’ordine, chiamate da medico-giornalista trovarono un foro nella tettoia della casa e ipotizzarono che fosse stato prodotto nel tentativo di appiccare il fuoco all’abitazione. Il 4 febbraio 2019 il Procuratore Antimafia Francesco Curcio rese noto che era stato prodotto da una bomba carta.

Nei giorni precedenti all’intimidazione, Filippo Mele aveva pubblicato vari articoli di cronaca per dare conto di su un’operazione giudiziaria condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Potenza per smantellare tre clan criminali, uno dei quali di stampo mafioso, dediti all’estorsione e al traffico di droga. L’operazione della quale il giornalista dava conto, come si legge anche nella richiesta di rinvio a giudizio, è denominata “Rusca”.

PARTE LESA – Mele ha ricevuto in qualità di parte lesa la notifica dell’udienza preliminare per lo scorso 8 aprile 2021; udienza slittata poi al primo luglio 2021 – spiega Mele in un editoriale pubblicato il 9 aprile sulla Gazzetta – “poiché il gup Amodeo aveva giudicato in altro processo uno dei 25 imputati di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata alla esecuzione di vari reati”.

Con Mele ci sono altre 24 parti lese. L’editoriale è l’occasione per il medico – giornalista di ringraziare il quotidiano per il quale ha collaborato per ben 21 anni, la Federazione della stampa regionale e nazionale che, con la Gazzetta del Mezzogiorno, hanno espresso la volontà di costituirsi parte civile nel procedimento e formalizzeranno la costituzione il prossimo 1° luglio.

OSSIGENO si è occupato fin dall’inizio dell’intimidazione subita da Filippo Mele. Ha parlato con il medico-giornalista; gli ha espresso solidarietà e ha riferito gli sviluppi della vicenda. Anche se ha concluso la collaborazione con La Gazzetta del Mezzogiorno, Filippo Mele continua a raccontare sul proprio blog e sulla propria pagina Facebook, da cronista fedele, ciò che accade intorno a lui . Ha dichiarato che “non arretrerà di un centimetro”, continuerà la sua “battaglia giornalistica e di vita”.  RDM

Leggi i precedenti articoli di Ossigeno su questa vicenda

 

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