Editoriale

“Nuovo esempio della drammatica condizione dei media italiani”

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Lo dice il sindacato internazionale dei giornalisti dopo l’aggressione neofascista al Verano. L’Osce: arrestateli

L’aggressione del 7 gennaio 2019 a Roma, al cimitero del Verano (leggi), ha avuto all’estero una risonanza eccezionale, un impatto ancora più forte di quello avuto in Italia, dove ancora non si coglie una chiara consapevolezza della gravità dell’episodio, del suo significato generale, dove il cerchio della solidarietà non supera appartenenze politiche e vincoli di testata.    

Da Vienna, il Rappresentate dell’Osce per la Libertà di stampa, Harlem Desir, si è detto scioccato dall’aggressione dei neofascisti al giornalista e al fotografo dell’Espresso, durante la quale gli aggressori “hanno preso le loro macchine fotografiche e hanno cancellato le immagini prima che la polizia intervenisse”. “Gli aggressori devono essere rapidamente arrestati e processati”, ha scritto in un Tweet (leggi).

La Federazione Internazionale (IFJ) e la Federazione Europea dei Giornalisti hanno considerato l’episodio della massima gravità, definendolo il segno più evidente della “drammatica” situazione in cui versa il giornalismo italiano sotto la pioggia incontrastata di aggressioni, minacce, ritorsioni giudiziarie. “Questo – hanno scritto in una nota (leggi) – è solo un altro esempio della drammatica situazione della libertà dei media in Italia. I dati pubblicati sulla Piattaforma del Consiglio d’Europa per la protezione del giornalismo mostrano un grave deterioramento delle condizioni di lavoro dei giornalisti in questo paese. L’Italia è uno dei paesi con il più alto numero di segnalazioni pubblicate sulla Piattaforma nel corso del 2018. Ce ne sono 13, lo stesso numero della Russia. Quasi altrettanti che nei paesi con il massimo numero di segnalazioni, la Turchia e l’Ucraina (entrambi con 14 segnalazioni). L’Italia è anche lo Stato la cui situazione si è deteriorata più seriamente l’anno scorso: il numero delle violazioni della libertà di stampa è più che triplicato rispetto al 2017. Nessun altro Stato europeo ha subito un tale degrado. Da luglio 2017, le autorità italiane non hanno risposto a nessuno degli avvisi pubblicati sulla piattaforma”.

E’ probabile che il Consiglio d’Europa chieda spiegazioni al governo italiano anche per questo episodio, che rappresenta una grave violazione del diritto di espressione e di informazione codificato dall’articolo 10 della Convenzione europea per la Salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. La risposta o la mancata risposta delle autorità italiane sarà resa nota.

Come ha fatto rilevare il direttore dell’Espresso, Marco Damilano, questa aggressione “riporta agli anni di piombo”, a quel clima settario e violento che credevamo superato per sempre. Un clima che non ammetteva occhi indiscreti né sfumature e spingeva i più esaltati a punire con il sangue chi aveva idee diverse. Un atteggiamento che, fra l’altro, produsse 378 omicidi. In Italia i segnali di una reviviscenza dell’intolleranza di matrice fascista si avvertivano da tempo. Negli ultimi anni si sono moltiplicati. La situazione è cambiata e sarebbe pura miopia non vederlo. Tre anni fa, i partner di Ossigeno attivi in Germania e in altri paesi nei quali gli episodi di violenza commessi da gruppi di estrema destra nei confronti dei giornalisti si moltiplicavano, chiesero se in Italia accadeva lo stesso. La risposta fu un ‘no’ netto. Poi sono accadute tante cose. Più di tutto, sono state rivelatrici le inchieste di Paolo Berizzi e le minacce che ha subito per aver alzato il velo su ciò che accade nella galassia dell’estrema destra italiana. Sembra che nelle pieghe della crisi politica ed economica italiana, nello smarrimento di tanti elettori, alcuni movimenti e gruppi di estrema destra vecchi e nuovi intravvedano la possibilità di nuove avventure autoritarie e sanno che per realizzare i loro sogni occorrono il sonno della ragione e il silenzio dei giornali. 

ASP

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