Questo episodio rientra tra le violazioni verificate da Ossigeno per l'Informazione

Violazioni verificate

Vietato filmare la passeggiata di Bolsonaro a Roma. Scorta toglie cellulare a giornalista

Il brasiliano Jamil Chade, inviato in Italia per seguire il G20, ha fatto una denuncia ai carabinieri. Le immagini mostrano che ad altri cronisti brasiliani è stato impedito di avvicinarsi al presidente

OSSIGENO 2 dicembre 2021 – Gli agenti della scorta lo hanno afferrato per il polso e gli hanno strappato di mano il telefono, gettandolo a terra, per impedirgli di filmare il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, durante la breve passeggiata nel centro storico di Roma. E’ accaduto il 31 ottobre 2021. Jamil Chade, giornalista brasiliano, inviato in Italia dal notiziario online UOL, aveva cercato di avvicinarsi al presdente per porgli domande e ha denunciato subito l’aggressione ai carabinieri di Roma. Ha affermato che anche altri giornalisti brasiliani sono stati ostacolati come lui mentre cercavano di filmare il presidente Bolsonaro. L’incidente ha fatto notizia in Brasile e ha suscitato numerosi commenti. (vedi qui).

I FATTI – Quella domenica, intorno alle ore 14, il presidente Bolsonaro, in visita a Roma per partecipare al G20, è uscito dall’Ambasciata del suo paese, a Piazza Navona,  e ha fatto una passeggiata nel centro di Roma (vedi qui), attorniato dalla sua scorta. Jamil Chade era in piazza come nuerosi suoi colleghi che come lui, facevano riprese video con il loro  smartphone. A un certo punto un uomo della scorta gli si è avvicinato, gli ha intimato in italiano di non fare riprese, poi lo ha afferrato per il polso, ha afferrato il suo telefono e l’ha buttao a terra.

LA SEGNALAZIONE – La giornalista brasiliana residente in Italia Erika Zidko ha aiutato i colleghi del suo paese a superare le difficoltà e inoltre ha segnalato l’episodio a Ossigeno come una violazione della libertà di stampa. “I miei colleghi inviati in Italia si sono ritrovati a gestire questa situazione con le scadenze dei pezzi da consegnare e le difficoltà della lingua. In Brasile si è parlato molto di questa cosa, in Italia no”.

GB

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