Editoriale

8 Maggio. Trasparenza e libertà di informazione. La relazione di Alberto Spampinato

Come possiamo creare un sistema più credibile e più utile per segnalare le violazioni e valutare in modo oggettivo il livello di informazione libera in ogni paese. L’esempio italiano

Questo intervento è stato illustrato da Alberto Spampinato, presidente di Ossigeno per l’Informazione, martedì 8 maggio 2018, a Roma, nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, al Convegno internazionale “Trasparenza e libertà di informazione nello Stato di diritto. Giornalisti minacciati e sistemi di protezione” organizzato da AGCOM e Ossigeno per l’Informazione, con il patrocinio dell’UNESCO e in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Lazio.

1 Molti esperti dicono che la libertà di stampa è da anni sotto attacco, anche nei paesi occidentali, anche in Europa, anche nei paesi in cui vige lo Stato di diritto. Lo è anche in Italia, possiamo dirlo con certezza, in base agli impressionanti dati raccolti da Ossigeno per l’Informazione negli ultimi 10 anni che hanno documentato 3603 attacchi ingiustificabili a giornalisti, blogger, video e foto reporter, opinionisti, whistle-blowers. Ossigeno stima che questi 3603 attacchi siano la punta di un iceberg almeno 15 volte più grande, forse venti volte e più, calcolando anche il dato ufficiale di oltre cinquemila querele per diffamazione infondate che ogni anno vengono archiviate dal giudice al termine dell’istruttoria. I nostri dati dicono che circa il 40 per cento di questi attacchi provengono dalla criminalità organizzata, mentre il resto, la maggior parte, ha altra provenienza: enti e personaggi pubblici, imprese e imprenditori, colletti bianchi.

2 E’ sorprendente che in un paese libero accada ciò che può essere considerato fisiologico nei paesi in cui non c’è la democrazia. Sappiamo bene che i regimi autoritari non tollerano la libera circolazione di informazioni idee ed opinioni. Ce l’ha insegnato il fascismo e non lo dimentichiamo. Anche per questo, in questi paesi, oltre a dare la più piena solidarietà concreta alle vittime della censura dobbiamo aiutare chi lotta per affermare la democrazia e il diritto.

3 Diverso è ciò che avviene e ciò che si può fare per cambiare la situazione in Italia, nei paesi occidentali, dove invece la libertà di stampa è un diritto riconosciuto, e tuttavia si verificano numerose violazioni, gravi e incontrastate. In questi paesi c’è la possibilità di intervenire in vari modi. Ed è proprio di questo che intendo parlare, per dire cosa ha fatto Ossigeno e cosa altro si potrebbe fare per superare questa triste situazione, che a nostro avviso, per quanto non sia documentata altrettanto estesamente, è la stessa anche in altri paesi europei, in Spagna, in Francia, in Germania. Numerosi segnali dicono che anche in questi e in altri paesi, lo spazio concesso alla libertà di stampa è sotto attacco e diviene sempre più piccolo, a causa di intimidazioni, minacce, abusi, leggi restrittive. Bisogna arrestare questa tendenza perché la restrizione della libertà di stampa danneggia anche altri diritti, limita la liberà e partecipazione dei cittadini e in definitiva danneggia la democrazia.

4 Partirò dalla constatazione che gli allarmi sono già stati numerosi ma finora non hanno prodotto risultati: tutto e continuato come prima e ciò ha dato un senso di impotenza e di rassegnazione che soltanto recentemente è stato scosso, tragicamente, dall’ assassinio di due giornalisti, a Malta e in Slovacchia, due paesi dell’Unione Europea. Perché finora siamo riusciti a fare così poco? La Commissaria per i Diritti Umani, Dunja Mijatovic, amica e sostenitrice di Ossigeno che ha voluto farci sentire la sua vicinanza anche in occasione di questo convegno, dice da tempo che manca soltanto la volontà politica per intervenire, in ogni singolo paese, come sarebbe necessario.

5 E allora chiediamoci perché i governi e i parlamenti nazionali, che hanno la competenza e il dovere di intervenire, non lo fanno? Io credo essenzialmente per due ragioni: 1 preferiscono avere una stampa debole e condizionabile; 2 possono negare che questo problema esista senza subire incisive reazioni dei loro elettori.

Soffermiamoci su questo secondo punto, che a mio avviso è il più importante.

6 Perché è possibile far finta di niente così facilmente? Perché gli allarmi sulle violazioni della libertà di stampa, tranne rare eccezioni, si basano su rappresentazioni empiriche della situazione. Di solito si indicano singole violazioni e non il loro cumulo. Si indica una vittima trascurando di dire che ce ne sono state altre che hanno subito le stesse pene. Si dice: va peggio di prima, ma non si dice quanto e da cosa ciò è dimostrato, come invece avviene in altri campi della vita pubblica. Penso, ad esempio, all’economia, alla sanità. In questi campi ci sono indici di valutazione, definiti a livello internazionale, confrontabili fra i vari paesi, precisi e verificabili che registrano l’andamento qualitativo e quantitativo, indicatori che fanno scattare misure e contromisure. Per misurare lo stato di salute del diritto di informazione e di espressione non c’è alcun indicatore ne ci sono rilevazioni codificate delle violazioni.

7 Soltanto adesso le Nazioni Unite hanno cominciato a discutere di un indicatore di questo tipo che potrebbe essere introdotto nel prossimo decennio per completare il profilo di ciascun paese aggiungendosi ai dati sul Pil, reddito pro-capite, natalità eccetera. Questa è la strada giusta. Ma ci vorrà molto tempo prima che si arrivi a una decisione e altri anni per applicarla.

8 Quando la casa brucia non si può aspettare che arrivino i pompieri né che si costruiscano nuovi estintori miracolosi. Le persone di buona volontà riempiono subito i secchi e versano tutta l’acqua possibile cercando di limitare i danni. È ciò che Ossigeno per l’informazione ha fatto negli ultimi dieci anni in Italia e spera di fare ancora meglio nei prossimi anni se troverà le risorse necessarie e avrà maggiore collaborazione dalle istituzioni e dalle organizzazioni del settore.

9 Il metodo scientifico di Ossigeno rappresenta un modo radicalmente innovativo rispetto al modo empirico tradizionale di osservare e monitorare le violazioni della libertà di stampa realizzati con intimidazioni, minacce, ritorsioni nei confronti dei giornalisti e degli altri operatori dei media.

10 farò vedere ora la differenza che c’è tra un metodo tradizionale e il metodo Ossigeno.

Quale esempio di metodo empirico tradizionale prendiamo quello usato da Reporters Sans Frontiers per compilare il Rapporto annuale World Press Freedom  Index che stabilisce per ciascuno dei 180 paesi il livello della libertà di stampa e li mette in una graduatoria simile all’ordine di arrivo dei concorrenti a una corsa. (SLIDES)

Reporters Sans Frontieres 2018. La posizione di alcuni paesi nella graduatoria della libertà di stampa in 180 Paesi (fra parentesi la posizione assegnata nel 2017)

1 Norvegia (1),  7 Belgio (9),  9 Danimarca (4), 15 Germany (16)27 Slovacchia (17), 31 Spagna (29), 33 Francia (39), 40 G.Bretagna (40), 45 Stati Uniti (43), 46 Italia (52), 65 Malta (47).

11 Questa graduatoria, sostanzialmente analoga a quella di Freedom House, è il Rapporto cui fanno riferimento le grandi istituzioni internazionali. Non è basata su una rilevazione scientifica dei fatti ma sull’elaborazione non trasparente di un sondaggio di opinione condotto nei vari paesi su un gruppo di opinionisti di riferimento di cui non si conosce né il numero ne l’identità. Dunque, esprime soltanto un’opinione facilmente confutabile e, fra l’altro, non rispecchia la realtà effettuale delle cose. Basta dire che l’Italia è rappresentata come la pecora nera dell’UE in base a considerazioni sbagliate ed errori grossolani ripetuti anno dopo anno; che la situazione di Malta fino al 2017 era giudicata migliore di quella italiana; che la Spagna – paese dove sono state introdotte leggi restrittive – continua a essere collocata davanti all’Italia. Idem per la Slovacchia. Insomma, queste graduatorie internazionali non sono credibili. Non lo diciamo soltanto noi, ma sembra che è di quanto di meglio disponiamo.

Immaginate cosa accadrebbe se per misurare il rispetto dei vincoli di bilancio dei paesi europei si usasse questo stesso metodo. I risultati non sarebbero credibili nè vincolanti per nessuno e non ci sarebbe alcuna politica economica europea.

12 Ossigeno propone da anni di superare questa situazione, introducendo in tutti i paesi in cui c’è lo Stato di diritto, ed è possibile raccogliere liberamente informazioni, il suo metodo di rilevazione basato sulla raccolta di dati di fatto verificati e certificati sulle violazioni del diritto d’informazione e sugli attacchi ingiustificabili ai giornalisti.

Questo metodo scientifico, che è pubblicato ed è noto a tutte le istituzioni internazionali, è stato sperimentato con successo in Italia per dieci anni e ha prodotto i seguenti risultati (SLIDES).

13 Inoltre questo metodo:

Ha acceso la luce sul fenomeno delle minacce e degli abusi mettendo fine al negazionismo

Ha mostrato le conseguenze negative di leggi anacronistiche e ingiuste

Ha mostrato anche al Parlamento i nodi da sciogliere

Ha indotto il governo ad assumere impegni davanti all’ONU

Ha aiutato le organizzazioni dei giornalisti ad affrontare il problema in modo più attivo

Ha permesso di prevenire tempestivamente un’evoluzione drammatica delle più gravi minacce rivolte a numerosi giornalisti (diversamente da ciò che è accaduto in altri paesi

Ha aiutato centinaia di giornalisti a resistere ad attacchi che non avrebbero potuto sostenere da soli

Ha fornito pareri e assistenza legale gratuita a decine di giornalisti accusati ingiustamente e privi di risorse proprie per difendersi

14 Dove ci portano queste considerazioni?

Ossigeno ha fatto tutto questo per dimostrare che è possibile affrontare il problema in modo più concreto, che è possibile produrre una documentazione inconfutabile di ciò che accade in un paese, che è possibile interrompere la disattenzione pubblica e indurre il Parlamento a discutere questi problemi, che è possibile assistere i giornalisti sotto attacco, rompendo l’isolamento che li indebolisce.

15 Ossigeno ha voluto dimostrare che la società civile può dare vita in ogni paese a quei centri di monitoraggio auspicati dal Consiglio d’Europa, dal Commissario per i Diritti Umani, dall’ONU, dall’Osce, dal Parlamento Europeo e finora realizzati soltanto in Italia con questa sperimentazione che va avanti dieci anni.

16 Adesso la sperimentazione è conclusa.

Adesso la sfida che ci attende è quella di creare un Centro di Osservazione indipendente che prosegua il lavoro, che sia in grado di dotarsi delle risorse economiche e delle competenze professionali necessarie e per occuparsi con continuità delle migliaia di violazioni che si verificano ogni anno in Italia e restano in massima parte ignorate, come S.O.S. che nessuno raccoglie.

Per conseguire questo risultato, Ossigeno mette a disposizione il suo metodo e il patrimonio di esperienza, di conoscenza e di relazioni e rivolge un caloroso appello alle istituzioni, e in particolare all’Agcom, l’autorità indipendente più competente su questa materia che già ospita un importante Osservatorio sul giornalismo, affinché si possa creare un organismo che, oltre ad aiutare i giornalisti e le istituzioni ad affrontare i problemi, faccia apparire l’Italia nelle graduatorie internazionali della libertà di stampa nella posizione che merita e non più come il fanalino o di coda. Anche come il paese dove ci sono le migliori pratiche per assistere i giornalisti che subiscono minacce e ritorsioni.

ASP


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