Squadrismo mediatico. Un giornalista racconta perché ha fatto causa a Meta
OSSIGENO 20 ottobre 2026 – Il giornalista Vincenzo Corrado ha criticato su Facebook la proposta di legge Remigrazione e Riconquista. Il suo post ha suscitato decine di migliaia insulti e minacce. La piattaforma non è intervenuta per bloccare l’ondata inarrestabile dei commenti offensivi. Che fare? Impossibile denunciare uno per uno i commentatori e ottenere giustizia da ognuno. Il caso ha così evidenziato l’impossibilità di difendersi. Il giornalista si è rivolto allo Sportello Legale di Ossigeno che, considerata la particolarità del caso, ha suggerito di chiamare in causa la piattaforma Meta, che avrebbe potuto esercitare la facoltà di fermare la valanga di offese, esercitando la responsabilità di regolatore che le spetta.
La causa è ora in itinere. Ossigeno insieme a Media Defence coprirà le spese legali di questo procedimento che affronta un episodio che questo osservatorio ha definito di squadrismo mediatico. Il giornalista ha raccontato in prima persona la sua vicenda e ha richiamato la legislazione in base alla quale chiama in causa la piattaforma social. Lo ha raccontato in un articolo interessante, pubblicato sul numero di ottobre 2026 del mensile “La via libera”, un articolo che ripubblichiamo, ringraziando la redazione della rivista.
“Ho fatto causa a Meta” di Vincenzo Corrado – (da La via libera, ottobre 2026) –
Sul tavolo del mio avvocato c’è un dossier che riguarda Meta da vicino: oltre 300 schede, ognuna con data, testo integrale del commento, profilo dell’autore e ipotesi di reato, che documentano una campagna d’odio contro un giornalista italiano. Il giornalista sono io. Insieme all’avvocato Andrea Di Pietro, coordinatore dello sportello legale di Ossigeno per l’Informazione (che ha adottato il mio caso in collaborazione con Media Defence), stiamo costruendo una delle prime azioni in Italia fondate sul Digital services act e interamente basate sull’esperienza di un singolo cronista (leggi Ossigeno).
Nessuno chiede a Meta di sorvegliare in anticipo miliardi di contenuti. Il regolamento europeo e la giurisprudenza italiana le chiedono però di intervenire quando la conoscenza dell’illecito diventa effettiva e documentata. Ossigeno ha classificato la vicenda tra i più gravi atti recenti di intimidazione digitale contro chi fa informazione in Italia e le ha dato un nome: «squadrismo mediatico», un attacco «deliberato, diffuso, reiterato e di massa per mettere a tacere chi diffonde notizie o opinioni non gradite».
L’inizio di tutto.
Tutto nasce ad aprile, quando pubblico sulla mia pagina Facebook una manciata di post che contestano, dati ufficiali alla mano, la solidità della proposta di legge di iniziativa popolare Remigrazione e Riconquista, depositata alla Camera il 30 giugno con 15Omila firme e oggi in attesa di calendarizzazione. Gli argomenti erano tre. Il primo, che il testo si scontra con la Costituzione: prevede denaro pubblico offerto a stranieri regolari perché rinuncino per sempre al diritto di risiedere in Italia e un fondo per la natalità riservato alle sole famiglie italiane, un criterio che l’articolo 3 esclude dal 1948. Il secondo, che l’impianto è di ispirazione dichiaratamente razzista, perché distingue i destinatari in base all’origine e non alla condizione giuridica. Il terzo, che si tratta di una sparata elettorale materialmente inapplicabile: in Italia viene eseguito meno di un ordine di espulsione su cinque, e lo stesso governo ha autorizzato con il decreto flussi 497.550 ingressi regolari in tre anni.
La mia pagina ha poco più di 15mila follower. Quei post hanno raggiunto 10 milioni di persone in un mese e generato oltre 200mila messaggi ostili, con punte di migliaia di commenti al giorno. Questa sproporzione contiene la domanda da cui nasce l’articolo che state leggendo: perché smontare una proposta di legge utilizzando dati attendibili scatena una reazione simile?
L’anatomia delle ondate.
Un post del 16 maggio ha raccolto 11.029 commenti, uno di giugno 5.283 in dodici ore. Le ondate hanno orari di partenza riconoscibili e si muovono in modo sincronizzato. Ci sono profili che arrivano in raffica e pubblicano immagini prefabbricate di fila senza scrivere una parola, sempre le stesse che circolano sotto i profili delle persone da colpire; account con un solo amico e la medesima foto di area politica e recidivi che trovo su post distanti settimane, e che ormai riconosco per nome. Ossigeno ha registrato il dettaglio decisivo: dopo i primi giorni ho pubblicato contenuti completamente diversi per argomento ma gli attacchi sono proseguiti, contro la persona prima ancora che contro i post. Chi coordini le ondate non lo so, ma i numeri escludono la spontaneità: nessuna indignazione genuina produce gli stessi testi replicati in fotocopia, alla stessa ora, per settimane. www.ecostampa.it
Il repertorio della delegittimazione.
Nel merito dei dati sulla remigrazione non è entrato praticamente nessuno: il repertorio serve ad annichilire chi scrive con qualsiasi mezzo torni utile. La parola «zecca» è la costante, poi un’accusa di pedofilia inventata di sana pianta, insulti sul mio presunto orientamento sessuale, l’accusa di essere pagato per scrivere quello che scrivo. C’è chi mi intima «datti fuoco», chi mi augura di crepare «affogato nel tuo sangue», chi si dichiara «autorizzato a investirti in macchina», chi ha coniato dal mio cognome la parola «corradicidio». E c’è l’immagine che circola come un meme: la mia faccia, elaborata con l’intelligenza artificiale, montata sul corpo di un ratto. La stessa iconografia con cui la propaganda antisemita degli anni Trenta disumanizzava i suoi bersagli: non credo si tratti di una coincidenza. Ci sono poi centinaia di minacce di morte, molte delle quali arrivano tramite messaggi privati o commenti alle storie.
Una dose di cattiveria ingestibile per un essere umano, reiterata e stordente, che coinvolge familiari e persone a me care, spesso citate nei deliri di chi descrive nei dettagli come spera che io venga ucciso. Il volume è tale che per leggere tutto mi faccio aiutare dall’intelligenza artificiale, che mi serve a separare le diffamazioni ordinarie dalle minacce e dall’odio razziale destinati alle schede per l’avvocato.
Il regolamento europeo.
Il Digital services act è il regolamento con cui l’Unione europea ha riscritto le regole della responsabilità online: si applica alle piattaforme che superano i 45 milioni di utenti mensili nell’Unione e a tutti gli altri servizi intermediari. Nel report che è tenuta a pubblicare ogni sei mesi, Meta dichiara che nell’Unione europea vi sono 263,6 milioni di utenti attivi mensili su Face book e 281,8 milioni su Instagram, quasi sei volte la soglia. Il suo impianto non impone un controllo preventivo, che resta vietato, semmai costruisce un sistema di responsabilità graduata in cui l’esenzione di cui gode chi si limita a ospitare contenuti altrui viene meno nel momento in cui quella piattaforma acquisisce conoscenza dell’illecito e non agisce. Gli obblighi sono quattro: le piattaforme devono predisporre meccanismi di segnala zione dei contenuti illegali semplici e accessibili, il cosiddetto notice and action; motivare le decisioni di moderazione e garantire un reclamo; collaborare con i segnalatori attendibili, cioè le organizzazioni indipendenti riconosciute; valutare ogni anno i rischi che i propri sistemi producono sui diritti fonda mentali, libertà di informazione compresa, sottoponendosi ad audit esterni. Le sanzioni per chi non rispetta questi obblighi arrivano al 6 per cento del fatturato globale annuo. Nell’ottobre 2025 la Commissione europea ha accertato in via preliminare che né Facebook né Instagram offrono un meccanismo di segnalazione dei contenuti illegali facilmente accessibile, che le procedure impongono agli utenti passaggi e richieste non necessari e che l’interfaccia utilizza dark patterns, cioè soluzioni grafiche ingannevoli che confondo no e scoraggiano chi vorrebbe segnalare. Tra dotto: Meta ha costruito il proprio sistema di segnalazione in modo da ridurne l’efficacia.
La piattaforma guarda e incassa.
Sulla mia pagina i contenuti restano online senza che Meta muova un dito, lo stesso messaggio d’odio replicato in serie senza che scatti alcun filtro. Ossigeno ha scritto che i commenti violenti hanno «distrutto l’agibilità di uno spazio di dialogo e di confronto civile», ed è la descrizione esatta di ciò che è successo. Nel frattempo, Meta mi versa il performance bonus, il programma che retribuisce i creator in base alle interazioni, che nel mio caso sono in parte generate da chi minaccia. La piattaforma che dovrebbe moderare l’odio lo lascia correre, e intanto mi paga pochi euro a post sul traffico che quell’odio produce. A maggio la stima prudenziale dei commenti riconducibili alla campagna superava quota 100mila, un numero che rende impossibile perseguire gli odiatori uno per uno e che sposta la domanda sulla responsabilità di chi quello spazio lo gestisce e ci guadagna.
Le vere vittime.
Resta l’ultima cosa, la più importante. In mezzo ai bot e aí profili falsi ci sono le persone vere, quelle con le foto dei figli e del cane nel profilo, che si accodano allo sciame usando lo stesso lessico. Leggono migliaia di commenti tutti uguali, li scambiano per l’opinione della maggioranza degli italiani e si convincono che criticare la remigrazione sia una posizione marginale, da «zecche» appunto.
La prima vittima dello squadrismo mediatico è chi legge, e su chi legge si gioca la partita vera, perché una propaganda che riesce a far percepire il dissenso come anomalia ha già fatto metà del suo lavoro, qualunque cosa decida il parlamento. La proposta di legge sulla remigrazione intanto prosegue il suo viaggio e i suoi promotori rivendicano un dibattito libero. Sulla mia pa gina il dibattito non esiste più. Al suo posto c’è una fila ordinata di schede, con data, testo e ipotesi di reato, che ogni mattina si allunga di qualche riga. VC
Vincenzo Corrado da La via libera, ottobre 2026
Lo Sportello Legale di Ossigeno
I casi trattati dallo Sportello
Centomila minacce su Facebook a un giornalista che critica la remigrazione


Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!