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Bologna. Amarezza cronista del ‘Carlino’ per la prescrizione di due aggressori

Enrico Barbetti ne uscì con un braccio rotto. Oggi commenta amaramente il lento iter del processo iniziato nel 2014 

OSSIGENO 7 giugno 2024 – La prescrizione del reato ha messo fine al processo penale a due manifestanti dell’area antagonista accusate di aver aggredito, quasi dieci anni fa, a Bologna, Enrico Barbetti, un giornalista del ‘Resto del Carlino’, causandogli la frattura del gomito (vedi Ossigeno).

I giudici di Cassazione avevano fatto in tempo a condannare definitivamente, un anno fa, gli altri due aggressori, ma avevano annullato la condanna delle due donne oggi prosciolte per un vizio di forma, rinviando la decisione ad altra Sezione della Corte d’Appello (leggi qui). Così per loro due il processo era ricominciato, accumulando altri ritardi che hanno fatto scadere i termini. Il giornalista ha scritto un commento per confidare a Ossigeno la sua amarezza. LT-ASP

Il commento di Enrico Barbetti per Ossigeno

Pochi giorni dopo l’aggressione dell’8 novembre 2014, in Via Erbosa, fui ascoltato come parte offesa dal sostituto procuratore Antonella Scandellari. Raccontai i fatti, indicai i responsabili. Dissi tutto quello che sapevo e dissi che dubitavo della capacità della giustizia di punire i miei aggressori. Sebbene nove anni fa la dottoressa Scandellari sia riuscita a chiudere l’istruttoria in soli sei mesi, alla fine, con la prescrizione dei due ultimi imputati credo che le cose siano andate proprio come temevo.

Cos’era la mia? Preveggenza? No, l’esperienza di anni passati nelle aule di tribunale a raccogliere notizie su grappoli di prescrizioni per reati commessi alla luce del sole, sotto gli occhi di cronisti, telecronisti e ufficiali di polizia giudiziaria.

Già nella primavera del 2015, il procedimento era entrato nella palude in cui i fascicoli giudiziari affondano tradendo la fiducia dei cittadini nella giustizia.

Cinque anni dopo il mio processo era ancora nel limbo. Non era stata fissata nemmeno l’udienza preliminare. Il ‘Carlino’ fece notare pubblicamente questo paradosso spazio-temporale e pochi giorni dopo, magicamente, fu fissato  il passaggio al Gup. L’udienza preliminare si svolse a ottobre. Quindi il processo ebbe inizio e marciò spedito fino alle quattro condanne in primo grado, poi mitigate in Corte d’appello. Due di queste condanne furono impugnate e inevitabilmente annullate in Cassazione: mancava una notifica al difensore. Questo spiega tecnicamente come si è arrivati alla prescrizione.

Ma bisogna anche chiedersi che senso avrebbe avuto una sentenza di condanna pronunciata dieci anni dopo i fatti a carico di imputati che, nel frattempo, possono avere cambiato completamente la loro vita e le loro opinioni, o possono aver reiterato centinaia di volte lo stesso reato. Quello che è certo è il bilancio giudiziario di questa vicenda, che si è chiusa con due condanne a due mesi di reclusione, ovviamente con il beneficio della sospensione condizionale, quindi non scontate.

Il mio bilancio personale è di 60 giorni di prognosi, di settimane di infami falsità inflitte a colpi di volantini, sul web e sui muri della città, e di zero risarcimenti danni, mentre altre due parti civili costituite per l’aggressione ai miei danni, sono state già liquidate da tempo. Che dire? Sembra che rompere un braccio a un giornalista mentre fa il suo lavoro, non sia una cosa tanto grave…

Enrico Barbetti

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