Violazioni verificate

Calcio. 2 cronisti querelano. Blog condannato

Il Tribunale di Milano ha inflitto 4 mesi di reclusione. La pena rimarrà sospesa se il blogger risarcirà i due giornalisti della Gazzeta dello Sport

Due giornalisti della Gazzetta dello Sport, Sebastiano Vernazza e Mirko Graziano hanno querelato un blogger che nel 2016 aveva pubblicato un articolo contenente  offese e insulti nei loro confronti. Dopo due anni, l’11 febbraio 2020, il Tribunale di Milano ha condannato il blogger a 4 mesi di reclusione per diffamazione. La pena rimarrà  sospesa se, entro il 30 giugno 2020, egli risarcirà i due cronisti con la somma di 5 mila euro per ciascuno. 

Al termine delle indagini preliminari il PM aveva chiesto l’archiviazione, ma i giornalisti si erano opposti. Il Pm in udienza aveva poi chiesto 1.800 euro di multa. La causa della Gazzetta è stata sostenuta dall’avvocato Antonio De Rensis del foro di Bologna.

I FATTI – Nel 2016, in alcuni articoli, Vernazza e Graziano criticarono l’Inter in relazione a una partita della formazione nero-azzurra contro una squadra israeliana, conclusa con la sconfitta della squadra italiana. Quegli articoli suscitarono reazioni negative dei tifosi dell’Inter. Un blogger pubblicò un post particolarmente risentito, contenente insulti ai due giornalisti, in cui accusava di scarsa professionalità i due giornalisti e il loro quotidiano. A corredo del testo era raffigurato il logo della Gazzetta su un rotolo di carta igienica. 

IL COMMENTO DEI GIORNALISTI – “Le parole sono pietre e, soprattutto nel calcio, pesano moltissimo. Noi  – ha dichiarato Sebastiano Vernazza a Ossigeno  – abbiamo deciso di querelare l’autore di quell’articolo diffamatorio non per colpire lui direttamente ma perché volevamo far passare questo messaggio: ci potete criticare ma non ci potete offendere. Non è possibile che tutto sia ammesso, in particolare sui social, dove ormai ti saltano addosso in branco. Articoli come quello che abbiamo contestato, sono la miccia per quelle persone che, in barba a ogni regola, si sentono in diritto di poterti offendere e insultare sui social dove, tra l’altro, nel 90% dei casi, chi critica si nasconde dietro account falsi e anonimi, mentre noi  firmiamo i nostri articoli con nome e cognome”.   

IL COMMENTO DELL’AVV. DI PIETRO – L’avvocato Andrea Di Pietro, coordinatore dell’Ufficio di Assistenza Legale di Ossigeno (vedi) ha così commentato la vicenda:

Sarebbe una forzatura inquadrare questa vicenda nell’ambito della libertà di espressione. Come giustamente hanno sottolineato i giornalisti della Gazzetta dello Sport il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero mediante lo scritto, la parola o mediante qualsiasi altro mezzo o altra forma di comunicazione non può mai trascendere nell’insulto gratuito o nel linguaggio violento. È vero, soprattutto in ambito calcistico, un contesto in cui l’offensività delle espressioni viene tollerata maggiormente che in altri ambiti più seri e formali. Ma l’agone calcistico non può e non deve diventare una zona di impunità linguistica, perché anche nello sport, come in ogni altro ambito, operano persone la cui dignità deve trovare piena tutela giuridica. In questo senso la pena detentiva applicata in concerto agli imputati mi sembra idonea a sanzionare vere e proprie forme di linguaggio che incitano all’odio e alla violenza.

RDM

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