Memoria

Chi era Raffaele Ciriello, foto-reporter e medico fuori dagli schemi ucciso a Ramallah

Il ritratto inedito tracciato dall’intervista di Marilù Mastrogiovanni alla moglie Paola Navilli per il sito “Ossigeno – cercavano la verità” www.giornalisti uccisi.it

Chi era Raffaele Ciriello, il reporter italiano ucciso a Ramallah nel 2002 da un carro armato israeliano mentre impugnava la sua piccola telecamera, scambiata per un arma? Perché pochi lo ricordano? Perché, risponde la moglie Paola Navilli, “era scomodo, perché non era inquadrabile in una sola categoria. Da qualche giornalista è stato definito uno che aveva il piede in due scarpe, in maniera dispregiativa. Ho querelato, e la giustizia mi ha dato ragione. Era un medico, ma era anche un fotoreporter, seguiva il suo fiuto giornalistico”. Nell’intervista rilasciata nel 19mo anniversario della morte a Marilù Mastrogiovanni per il sito “Ossigeno – Cercavano la verità”, Paola Navilli ricorda che Raffaele era in Cisgiordania per realizzare un reportage video per il Corriere della Sera e che viaggiava sempre con una doppia attrezzatura: quella del video foto reporter, per riprendere la condizione dei più deboli nelle zone di crisi e di guerra, e quella del medico, con l’occorrente per curare i feriti: sceglieva, interrogando la sua coscienza, quando fotografare e quando soccorrere.

“Era una figura complessa, era fuori dagli schemi, era più semplice da rimuovere che da onorare. Il fatto che sia stato ucciso in Israele ha complicato le cose, anche se in quel Paese ho incontrato persone gentilissime che mi hanno aiutato molto. Non vorrei che se ne facesse una questione ideologica, anche se all’inizio l’hanno ridotta a questo”.

Aveva 42 anni, era nato a Venosa e la sua passione di raccontare con immagini la sofferenza dei più deboli lo aveva portato in Africa, Sud America, Medio Oriente. 

In Somalia – ricorda Paola Navilli – era andato tante volte, l’ultima con Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Le foto che li ritraggono insieme, Ilaria e Miran, sono tutte di Raffaele, anche se nessuno lo ricorda. In Afghanistan andò per la prima volta con Maria Grazia Cutuli. Erano molto amici, andarono insieme, senza incarichi di nessuna redazione, rimasero un mese. Quasi tutte le foto che circolano di Maria Grazia sono sue, ma nessuno le firma. Andarono seguendo il loro fiuto, quando ancora in Afghanistan non era andato nessuno, e le tensioni interne stavano per esplodere. Furono i primi”. 

Leggi l’intervista di Marilù Mastrogiovanni

Leggi il ricordo di Raffaele Ciriello per il 19mo anniversario della morte

ASP

 

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