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Condannato in appello boss camorra querelato da giornalista di Caserta

Intervistato in carcere, Augusto La Torre aveva insultato e denigrato il cronista Giuseppe Tallino che aveva reagito denunciandolo

OSSIGENO 11 maggio 2026 – Per Augusto La Torre, storico esponente del clan dei Chiuovi di Mondragone (Caserta), a Corte d’Appello di Torino, terza sezione, ha confermato la condanna di primo grado ritenendolo responsabile di diffamazione ai danni del giornalista di “Cronache di Caserta” Giuseppe Tallino. Come già deciso dal Tribunale di Ivrea (vedi Ossigeno), deve pagare una multa di mille euro, e un risarcimento provvisionale di tremila euro in favore della Libra Editrice e rimborsare 1.800 euro di spese legali.

Il procedimento ha avuto origine da un’intervista rilasciata nel 2018 a un sito web, nella quale Augusto La Torre definì il cronista “pseudogiornalista” e “portavoce della Procura”, contestando la veridicità di alcuni suoi articoli. Giuseppe Tallino reagì querelandolo per diffamazione. Lo Sportello legale di Ossigeno ha sostenuto le spese legali del giornalista con un bonus in denaro

GIUSEPPE TALLINO – “Insultarti, metterti in cattiva luce, esporre il tuo nome perché hai osato parlare di lui. Renderti visibile, soprattutto agli occhi di chi ha sposato le sue stesse logiche mafiose, solo per esserti permesso di scriverne – ha detto il cronista a Ossigeno. Quando denunciai Augusto La Torre per l’intervista resa dal carcere, in cui mi dedicò lunghi passaggi tutt’altro che benevoli, lo feci proprio per tutelarmi da questo: dalla sua attenzione e dalle possibili conseguenze. E per affermare, allo stesso tempo, il diritto-dovere che ogni giornalista ha di raccontare. Solo nel corso dell’udienza in corte d’appello, a Torino, alla quale il boss si era rivolto per ottenere l’annullamento del verdetto di primo grado, è emerso il motivo del suo livore. I miei articoli, riportando gli esiti delle attività investigative, insieme alla mia denuncia, avevano contribuito al rigetto delle sue richieste di permessi e benefici. E infatti ora è ancora in carcere. In sostanza, il fatto di essere ancora detenuto lo attribuiva (e verosimilmente lo attribuisce) anche a quell’inchiesta della Dda di cui avevo scritto, ai miei articoli e alla mia denuncia. Da qui la rabbia, riversata nell’intervista che in parte mi era stata dedicata. La sentenza di secondo grado chiude un capitolo importante: tutela il diritto di raccontare e protegge chi fa informazione dagli insulti e dall’attenzione pericolosa di chi ha dedicato anni della propria vita alla mafia.”

IL PROCESSO – Nel corso del processo l’imputato non ha mai ritrattato le proprie affermazioni, anzi ha usato ulteriori espressioni offensive, fra cui “pennivendolo”, e ha accusato il giornalista di “volere la scorta”. Successivamente ha sostenuto che le sue parole erano diritto di critica e non avevano carattere minaccioso; erano solo il frutto di uno stato di rabbia, perché secondo lui l’eco mediatica suscitata da quegli articoli avrebbe inciso sulla concessione dei benefici penitenziari, determinando anche una nuova applicazione del regime di 41 bis e, di fatto, un aggravamento della condizione carceraria, con fine pena fissato al 2033.

Per la Procura invece i suoi attacchi al giornalista erano sganciati da contesti giustificativi e quindi lesivi della reputazione del giornalista, tanto più che i suoi legali avevano prodotto documentazione giudiziaria a sostegno della fondatezza degli articoli, collegati a un’indagine della DDA di Napoli che aveva portato alla condanna di Antonio Tiberio La Torre e Francesco Tiberio La Torre, rispettivamente fratello e figlio del boss, e che conteneva elementi riferiti anche allo stesso boss Augusto La Torre.

Le parti civili, rappresentate dagli avvocati Francesco Parente per Tallino e Gennaro Razzino per l’editore della testata “Cronache di Caserta”, in appello hanno ribadito la gravità delle offese provenienti da un esponente di primo piano della criminalità organizzata, che hanno avuto un impatto pesante sulla vita del cronista. A seguito delle dichiarazioni del boss, su disposizione della Prefettura di Caserta, Giuseppe Tallino era stato sottoposto alla misura della vigilanza dinamica, per le conseguenze concrete che quelle parole avrebbero potuto avere sulla sua sicurezza personale. LT

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