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Giustizia per Andrea Rocchelli. Il padre: vogliamo la verità

Perché chiamiamo in causa lo Stato ucraino? Per smascherare le ipocrisie e far emergere le violenza del 2014. Per questo accettiamo il rinvio del processo

Dopo il rinvio a novembre del processo di Pavia al presunto responsabile della morte del fotoreporter italiano Andrea Rocchelli , Ossigeno ha chiesto all’ing. Rino Rocchelli, il padre di Andrea, di commentare la versione dell’Ambasciata dell’Ucraina in Italia secondo cui la citazione per responsabilità civile inviatale dalle parti civili sarebbe irregolare.

“Naturalmente noi – ha risposto Rino Rocchelli, parlando a nome di tutti i familiari –  abbiamo una nostra interpretazione dell’accaduto. Pensiamo che le due obiezioni formali sollevate da parte ucraina, confermino l’attitudine non collaborativa della controparte e rispondano a una precisa volontà dilatoria: ciò alla luce delle osservazioni proposte dal p.m. e dagli avvocati delle parti civili durante il dibattimento. Risulta chiara la cavillosità della contestazione circa la modalità dell’invio della notifica. La notifica è stata infatti inviata secondo le modalità in vigore e tra l’altro indicate nel provvedimento della Corte”.

L’avvocato difensore dell’imputato ha accolto a malincuore il rinvio di due mesi del processo deciso dal giudice. E voi?

“In effetti il rinvio dilata i tempi di una vicenda processuale che stava finalmente per avviarsi a conclusione a distanza di oltre quattro anni dall’uccisione di nostro figlio e di Andrej Mironov e del ferimento grave del giornalista francese rimasto coinvolto. E tuttavia non abbiamo voluto rinunciare a chiamare in causa lo Stato ucraino. Sembra a noi che con tale passaggio il processo possa assumere una dimensione più ampia, mirando a ricostruire la catena di comando e quindi di responsabilità che sta dietro l’attacco mortale sferrato contro giornalisti inermi. Questo a noi preme: smascherare le ipocrisie e far emergere lo scenario di violenza contro i civili, giornalisti inclusi, creato in quei giorni del maggio 2014 dalle milizie ucraine”.

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