Memoria

Giustizia per Rocchelli. Nuovo rinvio al processo di Pavia

Riprenderà il 23 novembre. Intanto sarà nuovamente notificata all’Ucraina la citazione chiesta dai familiari del fotoreporter italiano ucciso in Ucraina nel 2014. Tensione fuori dal tribunale

Questa cronaca di Giacomo Bertoni è stata prodotta in collaborazione tra Ossigeno per l’informazione,  La Provincia Pavese, Unione Nazionale Cronisti Italiani, Ordine  Giornalisti Lombardia per integrare le cronache dei media con un resoconto oggettivo, puntuale ed esauriente dello svolgimento del processo in corso al Tribunale di Pavia in cui è imputato il presunto responsabile dell’uccisione del fotororeporter italiano Andrea Rocchelli e del giornalista russo Andrey Mironov. Questo testo è stato pubblicato sul sito web ossigeno.info ed è stato inviato a Vienna al Rappresentante per la Libertà dei Media dell’Osce, che segue con attenzione la vicenda.

È stato rinviato al 23 novembre 2018 il processo all’italo-ucraino Vitaly Markiv, 29 anni, imputato per l’omicidio del fotoreporter italiano Andy Rocchelli e dello scrittore dissidente russo Andrej Mironov, uccisi il 24 maggio del 2014 in Ucraina mentre realizzavano un reportage per documentare le sofferenze della popolazione civile del Donbass a causa degli scontri tra separatisti filorussi e l’esercito di Kiev.

Venerdì 14 settembre 2018, la seconda udienza è stata aperta poco dopo le 9 dalla presidente del tribunale di Pavia, Annamaria Gatto, con un minuto di silenzio dedicato alle vittime del crollo del ponte Morandi a Genova. Poi la giudice ha mostrato un documento alle parti e ha detto: «Ieri abbiamo ricevuto una lettera raccomandata dall’ambasciata ucraina. Dice che la notifica delle parti civili per la citazione in giudizio dell’Ucraina come responsabile civile del processo è stata consegnata tardivamente e senza rispettare le procedure stabilite».

I famigliari di Andy Rocchelli, costituitisi parte civile, così come la Federazione nazionale stampa italiana, Associazione lombarda dei giornalisti e Cesura (il gruppo di fotografi indipendenti di cui faceva parte Andrea Rocchelli) , avevano chiesto che l’Ucraina fosse chiamata a rispondere, anche in termini di risarcimento economico, dell’omicidio del fotoreporter pavese. La citazione c’è stata. Però, come ha rilevato la Corte, non è stata consegnata venti giorni prima dell’udienza. Inoltre la citazione è stata consegnata da un ufficiale giudiziario all’ambasciata ucraina, mentre la Convenzione dell’Aia prevede una procedura che deve coinvolgere direttamente il ministero della Giustizia ucraino. È una procedura lunga, che può richiedere da 60 a 90 giorni.

Gli avvocati Alessandra Ballerini ed Emanuele Tambuscio, che rappresentano la famiglia Rocchelli, hanno accettato di fissare la nuova udienza il 23 novembre prossimo. «Provvederemo a inoltrare nuovamente la richiesta all’Ucraina rispettando la Convenzione dell’Aia. La procedura- hanno spiegato – è molto lunga, ma la presenza dell’Ucraina al processo è fondamentale per avere le risposte che cerchiamo».

Il rinvio è stato accettato a malincuore dall’avvocato Raffaele Della Valle, che difende Vitaly Markiv. «Il nostro assistito – ha spiegato – è detenuto. Un rinvio significa aumentare ancora i giorni della sua detenzione. Però siamo favorevoli perché crediamo che applicare con rigore tutte le norme possa contribuire a raggiungere la verità sul caso».

Il giudice Annamaria Gatto ha quindi confermato il rinvio «al fine di sanare eventuali profili di nullità della notifica». Venerdì 23 novembre, oltre ad affrontare le questioni preliminari, saranno ascoltati i primi due testimoni.

A seguire l’udienza, fra il pubblico c’erano una rappresentanza della comunità ucraina in Italia e una rappresentanza della Rete antifascista di Pavia.

Al termine, fuori dal tribunale, fra i due gruppi ci sono stati attimi di tensione. Tensione che ha richiesto l’intervento di alcuni agenti di polizia. «Non accettiamo questa contrapposizione. Noi – ha gridato Oles Horodetskyy, presidente dell’associazione cristiani ucraini in Italia – siamo dalla stessa parte della famiglia Rocchelli, vogliamo la verità perché siamo certi dell’innocenza di Vitaly». Mauro Vanetti, della Rete antifascista, ha risposto: «Siete pagati dal consolato, dovete vergognarvi, state mancando di rispetto alla famiglia Rocchelli».

Giacomo Bertoni

Questo articolo può essere ripubblicato liberamente a condizione di mantenere la firma e la nota di presentazione

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.