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I 5 anni sotto scorta di Federica Angeli

E’ stata dura, ha ammesso lei. Ma alla fine le sue inchieste giornalistiche sulla criminalità mafiosa a Ostia hanno avuto il suggello della magistratura

Nel 2013, la giornalista Federica Angeli, cronista giudiziaria del quotidiano “La Repubblica”, diede il via alla sua coraggiosa inchiesta giornalistica per dimostrare che, a Ostia Lido, il grande quartiere romano sulla riva del mare nel quale viveva con la sua famiglia, era presente una sanguinosa criminalità mafiosa che spadroneggiava e condizionava con la violenza e la corruzione l’attività degli uffici pubblici.

Lei lo diceva da tempo ma nessuno voleva crederle. Perciò aveva deciso di dimostrarlo con i ferri del mestiere, con le armi del giornalismo, con una inchiesta sul campo. Finalmente il giornale le aveva dato semaforo verde e lei si era tuffata a capo fitto nell’ardua impresa.

Oggi si può dire com’è andata. La sua impresa è stata lunga, difficile, rischiosa. Lei ha dovuto nuotare spesso controcorrente. Ha dovuto subire insulti e minacce, spesso è rimasta isolata, ha dovuto sopportare provocazioni e  denigrazioni. Ma non ha molto mai. E alla fine è riuscita nel suo intento.

Ciò che aveva descritto nelle sue inchieste del 2013 è stato confermato dalla magistratura il 25 gennaio 2018, con un’ordinanza che ha ordinato 32 arresti proprio nella zona di Ostia. Molti arresti sono stati eseguiti nei confronti delle persone che Federica aveva indicato nei suoi primi articoli, alcuni nei confronti delle persone che l’avevano minacciata.

Cinque anni sono lunghi. Per Federica e per i suoi familiari sono stati anche durissimi, angoscianti e pericolosi. Lei li ha vissuti da giornalista minacciata di morte protetta dalle forze dell’ordine con le armi, con una scorta pesante che ha vigilato s di lei 24 ore su 24. Nella stessa condizione vivono in Italia altri 20 giornalisti italiani minacciati di morte. Recentemente la protezione è stata estesa ai familiari di Federica.

Quanto siano stati difficili questi cinque anni, lo ha ammesso lei stessa, in una affettuosa lettera aperta indirizzata ai suoi tre figli e ora è inserita nel suo libro dal titolo “A mano disarmata” (Editore Baldini e Castoldi, 2018), in cui afferma:

“E’ stata dura per voi ed è stata dura anche per me. A volte ho dovuto difendervi anche dalle mie paure e dalle mie debolezze (…)”.

E’ stato un vero calvario di cui queste sono soltanto le tappe principali.

Il 23 maggio 2013 fu minacciata di morte e sequestrata per un’ora dentro una stanza di uno stabilimento balneare dall’imprenditore che stava intervistando, per incarico del suo giornale, sul metodo poco chiaro con cui aveva ottenuto in concessione l’uso di quella spiaggia. Nel 2018 quell’imprenditore è stato arrestato per reati di mafia.

Il 15 luglio 2013 fu testimone oculare di un omicidio. Descrisse i fatti in un articolo per “La Repubblcia” e e rese una dettagliata testimonianza alla polizia.

Per un anno nessun giornale, nemmeno quello per lui lei lavorava, informò i lettori che Federica Angeli era stata minacciata a causa del suo lavoro e perciò viveva sotto scorta.

Il 30 maggio 2014 Osigeno per l’Informazione ruppe il silenzio e mise fin all’isolamento di Federica Angeli rendendo nota la sua situazione, esprimendole pubblicamente solidarietà e pubblicando un ampio dossier sulla sua vicenda.

Soltanto dal 2016 in poi la solidarietà verso questa giornalista è diventata ampia, generale e i suoi meriti civili e professionali e il suo coraggio personale hanno avuto numerosi riconoscimenti, primo fra tutti quello del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che l’ha nominata Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica. “Con i suoi articoli, le sue coraggiose inchieste e senza alcun cedimento ha dato e sta dando tuttora un contributo al contrasto della criminalità organizzata propagatasi a Ostia e nel litorale romano”.

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