Idee per la libertà di stampa. I telex per il Concerto di Roma

Le proposte e le analisi contenute nei trenta telegrammi inviati a Ossigeno il 21 giugno per indicare i problemi prioritari da affrontare per garantireil diritto all’informazione e tutelare i giornalisti

Alla vigilia del secondo Concerto per la la libertà di stampa, promosso a Roma il 21 giugno 2018, Ossigeno per l’Informazione ha invitato a inviare brevi messaggi, dei “telegrammi”, per indicare in poche parole il problema o i problemi principali e prioritari da affrontare per difendere la libertà di stampa e di espressione e, allo stesso tempo, proteggere i giornalisti dalle intimidazioni, dalle minacce, dalle ritorsioni e da altre reazioni spropositate, sempre più frequenti, che possono subire anche quando svolgono la loro professione nel rispetto della legge e in piena aderenza ai canoni deontologici.

La domanda posta era questa, uguale  per tutti. Hanno risposto a questa domanda trenta fra personalità pubbliche e giornalisti. I loro brevi messaggi sono stati letti durante il concerto, proiettati sul palcoscenico e pubblicati sul sito web di Ossigeno.

UN FILO UNIFICANTE – Riassumendone il senso, si può dire che le risposte sono state articolate, ma legate da un filo che riconduce ai problemi di una democrazia in difficoltà, rimasta incompiuta sul versante dei diritti e della loro protezione. Alle difficoltà di una democrazia che, anche quando riesce a individuare i passi necessari da compiere, non riesce a farli. Una democrazia che, per la sua parte più illuminata, è consapevole della necessità di completare la costruzione del suo grande edificio istituzionale con la protezione attiva (anche penale, diciamo noi) dei diritti fondamentali. Ma deve impegnare diversamente le proprie forze: per difendersi da ondate disgregatrici e per sconfiggere quanti vorrebbero riportare indietro l’orologio della storia annullando le conquiste civili dell’ultimo secolo, in nome di una modernità tecnologica e tecnocratica che riduce la partecipazione a un “like” sui social.

I messaggi ricevuti chiedono di superare questo momento difficile che anche la categoria dei giornalisti sta attraversando. Di dare lavoro più stabile e meglio retribuito. Di monitorare e rendere pubblici gli attacchi ingiustificabili ai giornali e ai giornalisti. Di cambiare alcune leggi ingiuste e punitive, a cominciare da quelle che consentono l’uso intimidatorio delle querele per diffamazione e di violare il segreto professionale sulle fonti fiduciarie. Di mettere fine all’impunità per gli autori dei reati contro i giornalisti. Chiedono di convincere i governi nazionali a  fare di più e meglio per garantire la loro sicurezza. Di formare cittadini più consapevoli del fatto che l’informazione è un diritto di cui pretendere il rispetto. Propongono di chiedere più energicamente che i giornalisti rispettino i doveri deontologici, a cominciare da quello di affermare la verità. Chiedono ai giornali di rompere il grande silenzio stampa sulla mafia.

II Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tramite il suo consigliere Giovanni Grasso, ha inviato un messaggio di apprezzamento dell’operato di Ossigeno e del Concerto per la libertà di stampa e ha ribadito che “segue, da sempre, con attenzione e solidarietà” le vicende dei cronisti che lavorano in condizioni di sicurezza personale difficili.

PIÙ RESPIRO PER LA DEMOCRAZIA – Il messaggio più toccante lo ha inviato una giornalista della quale non possiamo dire il nome perché nuoceremmo alla sua sicurezza. E’ una giornalista turca che ha dovuto lasciare il suo paese e vive in Europa, assistita dal Centro Europeo per la Libertà di Stampa di Lipsia. Ci ha ricordato che nel suo paese ci sono cronisti in prigione, “bocche imbavagliate, cervelli condannati alla prigione a vita”, si vive nel mondo di “Fahrenheit 451” in cui i libri sono distrutti del fuoco. Ci ha detto che è proprio vero che la libera informazione è ossigeno per la democrazia.

MANO NELLA MANO – Democrazia e libertà d’informazione “marciano insieme, mano nella mano”, ha fatto eco la Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic. I malesseri del giornalismo si riflettono sulla salute del sistema democratico. Se i giornalisti non possono svolgere il loro lavoro in condizioni di sicurezza, ha aggiunto, diventa più difficile estirpare le violazioni diritti umani.

La libertà di stampa indica la qualità di ogni democrazia, ha sottolineato Carlo Verna, presidente dell’Ordine dei Giornalisti.  Verna ha ricordato che la libertà di stampa in Italia deve superare troppi ostacoli e questi ostacoli devono essere rimossi, perché essere informati è un diritto. Intimidazioni, minacce, querele temerarie devono essere impedite.

La libertà di stampa è il baluardo della democrazia, ha affermato il vice sindaco di Roma, Luca Bergamo.

Anche Ricardo Gutierrez, segretario della Federazione Europea dei Giornalisti (EFJ), batte sullo stesso tasto, inviando il suo telex da Bruxelles: la libertà di  stampa è in declino in tutta Europa, scrive. C’è sempre più pressione sui giornalisti. Sempre più violenza. I giornalisti hanno il compito di risvegliare le coscienze. Devono riaccendere la memoria, ricordare che un secolo fa il fascismo si impose erodendo le coscienze.

BASTA IMPUNITÀ – Il tema dell’impunità è stato posto da un alto funzionario dell’UNESCO, Moez Chakchouk, Vice Direttore Generale del Settore Comunicazione e Informazione. Oltre mille giornalisti sono stati uccisi e soltanto un omicidio su nove è stato risolto a livello giudiziario. La libertà di informazione è necessaria per uno sviluppo sostenibile.

VECCHIE LEGGI NON BASTANO – Da Londra, Lucy Freeman di Media Legal Defence Iniziative (MLDI), ha detto chiaramente che ci vogliono nuove leggi per proteggere una  libertà di stampa minacciata in tutto il mondo dai governi, dal mondo degli affari e da altri poteri forti.

La scorsa legislatura si è chiusa senza approvare alcuna delle norme innovative proposte, di cui ci sarebbe tanto bisogno, sulle querele temerarie e le querele bavaglio. Dobbiamo insistere, ha detto  Pietro Grasso, già presidente del Senato e socio onorario di Ossigeno.

Il Parlamento approvi una legge per sanzionare chi molesta il diritto di cronaca con minacce e querele intimidatorie, ha scritto Paola Spadari, presidente del’Ordine dei Giornalisti del Lazio.

PRIMA DI TUTTO MONITORARE  – Un telex inviato da Londra, quello di Jodie Ginsberg a nome di Index on Censorship, mette l’accento sulla necessità di monitorare gli attacchi ingiustificabili ai cronisti e chiede di fare di più per la protezione e la sicurezza dei giornalisti: i governi devono fare la loro parte, devono creare le condizioni di piena sicurezza.

L’importanza del monitoraggio degli attacchi ai giornalisti è stata sottolineata nel messaggio inviato da Vienna da Oliver Vujovic, segretario  di SEEMO, secondo il quale i governi tollerano troppe violazioni della libertà di stampa.

ANCHE I CRONISTI FACCIANO DI PIÙ –  Il Garante della Privacy, Antonello Soro, ha affermato che in questa epoca il ruolo del giornalista si carica ulteriormente di responsabilità nel fornire un’informazione corretta e rispettosa dei diritti altrui: essere un faro da seguire per orientarsi nella giungla delle post-verità.

C’è troppo silenzio stampa sulle vicende di mafia. I giornali ne parlano poco: “Il giornalismo si è dolcemente adeguato, come un cagnolino da salotto. Avete presente l’inchiesta siciliana sul ‘sistema Montante?’, ha scritto il giornalista Attilio Bolzoni, un cronista di punta per le inchieste sulla criminalità organizzata.

Il giornalismo è fatto anche di doveri, ha ricordato Maria Lepri (segretario dell’Odg Lazio). Noi dobbiamo rispettare sempre, ha aggiunto, il patto etico e deontologico che ci lega ai lettori. E invece troppe volte dimentichiamo di verificare le nostre notizie o facciamo interviste ai potenti limitandoci a reggere il microfono.

L’UNIVERSITÀ – La professoressa Simona Foà ha ricordato che la formazione contribuisce a costruire un argine ai condizionamenti e ha ricordato che il Corso di laurea dell’Università di Tor Vergata, di cui è coordinatrice, punta proprio a formare operatori mediatici più consapevoli, e lo fa “grazie anche al sostegno di Ossigeno per l’informazione”.

Dunque molte idee, molti contenuti, ma anche un pubblico numeroso e appassionato. Circa trecento spettatori per i tre momenti del Concerto, e tanta, tantissima musica. Il telegramma di Lutz Kinkel,  il direttore del Centro europeo per la libertà di stampa di Lipsia, ha ricordato che jazz e libertà di stampa sono linguaggi paralleli e non è un caso che i dittatori li abbiano odiato entrambi.

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