Libertà di stampa

Intercettazione rivela minacce e insulti di 3 anni prima

Così Graziella Di Mambro ha saputo che nel 2015 un suo articolo aveva fatto irritare un imprenditore oggi indagato 
Nel gennaio del 2015 la pubblicazione di un articolo sull’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti nel Comune di Minturno (Latina) provocò le ire di Antonio Nocera, patron della ditta Ecocar, un imprenditore del settore, attivo nel basso Lazio. In una conversazione telefonica privata con il suo collaboratore Antonio Deodati, l’imprenditore commentò l’articolo rivolgendo insulti sessisti all’autrice, la giornalista Graziella Di Mambro, vice direttrice di Latina Oggi, e manifestò l’intenzione di colpirla fisicamente. “Se annavo là, ce volevo menà”, disse Antonio Nocera a Deodati.

La giornalista lo ha appreso tre anni e mezzo dopo, soltanto perché la conversazione fu intercettata nell’ambito di una inchiesta giudiziaria condotta dai Carabinieri e resa pubblica ora. A conclusione delle indagini, risulta che l’imprenditore è uno degli indagati. L’indagine è “diretta ad accertare la presenza e l’operatività sul territorio laziale e campano di una ramificata struttura criminale, operante nel settore ambientale, dedita alla corruzione, concussione, abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture, favoreggiamento, falso in bilancio e falso ideologico”.

Le offese e le frasi minacciose non furono ritenute dagli inquirenti tali da costituire una reale minaccia per la giornalista, ma sono state inserite nel rapporto investigativo a dimostrazione dell’incidenza che le notizie giornalistiche sulla sua attività avevano sull’imprenditore.

RDM

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