Memoria. 41 anni fa la camorra uccise il giornalista-giornalista Giancarlo Siani
Molte iniziative per ricordarlo. 110 scuole e luoghi intitolati a lui. La sua storia e documentazione su Ossigeno-Cercavano la verità
OSSIGENO 23 settembre 2026 – Quarantuno anni fa, il 23 settembre 1985 a Napoli il giornalista Giancarlo Sian fu ucciso dalla camorra. Aveva i, 26 anni. Un omicidio atroce che suscitò enorme clamore e riaccese l’attenzione sui rischi estremi a cui sono esposti i giornalisti che rivelano verità scomode. Col suo fiuto, con le sue inchieste giornalistiche Giancarlo aveva fatto proprio questo, lavorando per Il Mattino come corrispondente da Torre Annunziata: oltre a mettere in luce le piaghe sociali di un territorio piegato dagli affari della camorra con l’imprenditoria e la politica collusa aveva segnalato un cambiamento di equilibri e alleanze all’interno dei clan.
IL RICORDO – A distanza di quattro decenni il suo ricordo rimane vivo, con tante le iniziative promosse in tutta Italia e in particolare nella sua Napoli, per ricordarlo nel giorno del suo compleanno (che cade il 19 settembre) e nell’anniversario della sua morte (leggi).
Quest’anno la Fondazione Giancarlo Siani ha censito i luoghi dedicati alla memoria del giornalista, contando 110 tra scuole, biblioteche, piazze, spazi pubblici, presidi di legalità, opere artistiche. Paolo Siani, fratello del giornalista, scrive su Facebook: “È una memoria che passa tra le generazioni: da chi lo ha conosciuto personalmente a chi ne ha sentito parlare per la prima volta a scuola, letto un suo articolo, visto un’immagine, visitato un luogo a lui dedicato. E così, di generazione in generazione, il ricordo non si consuma, ma si rinnova” . “È forse questo – sottolinea – il modo più autentico per ricordare Giancarlo: non custodire la sua memoria come qualcosa di immobile, ma consegnarla ai giovani, perché possano conoscerlo, comprenderne le scelte e trovare, nella sua storia, un motivo per interrogarsi sul proprio tempo e sulla responsabilità di ciascuno”.
CHI ERA – Attraverso le iniziative dei suoi familiari e il celebre film “Fortapasc” di Marco Risi uscito nel 2009, Giancarlo Siani è diventato il “giornalista-giornalista” per antonomasia, una figura familiare, un giornalista simbolo anche per chi non l’ha conosciuto direttamente e per chi in questi anni ha deciso di “fare il giornalista come lo faceva Siani”, come più volte ha ricordato a Ossigeno suo nipote Gianmario Siani, presidente della Fondazione dedicata a Giancarlo.
LA STORIA di Giancarlo storia è ricostruita da Ossigeno sul sito “Cercavano la verità” (leggi) dedicato ai trenta giornalisti uccisi da mafie, terrorismo e in zone di crisi. Su www.giornalistiuccisi.it, oltre all’iter giudiziario che ha portato a scoprire e condannare i responsabili dell’omicidio, sono presenti immagini, testimonianze, una ricca bibliografia e alcuni suoi articoli. Ossigeno ricorda Siani anche nel suo Pannello della Memoria (vedi) che ritrae i volti e i nomi dei trenta giornalisti italiani uccisi perché “cercavano la verità”. Il pannello è affisso a Roma, alla Casa del Jazz, accanto alla stele con i nomi di 900 vittime innocenti delle mafie, ed è esposto anche in numerosi altri luoghi pubblici in Italia.
I SUOI ARTICOLI – Quando fu ucciso era un giornalista pubblicista (è stato poi iscritto tra i professionisti ad honorem nel 2020) e attendeva di essere presto assunto dal Mattino con un contratto stabile. Questa condizione di precarietà, insieme alle minacce che aveva ricevuto per il suo lavoro, accomuna la storia di Giancarlo a quella di altri giornalisti uccisi e a molti altri che, dopo la sua morte e ancora oggi, spesso senza adeguate tutele, subiscono minacce e intimidazioni per avere svolto con correttezza e coraggio il loro lavoro, come documentano da quindici anni le storie raccontate da Ossigeno per l’informazione.
Nonostante gli ostacoli, il suo impegno non si arrestò mai. Attraverso la sua attività giornalistica Giancarlo Siani riuscì a svelare fatti inediti che sconvolsero gli equilibri interni ai clan più agguerriti dell’epoca. Per questo fu ucciso, come è stato accertato molti anni dopo dalle indagini ed è stato stabilito dalle sentenze. Il giovane cronista non si occupò solo di camorra, ma anche di droga, abusivismo, lavoro, speculazioni successive al terremoto dell’Irpinia del 1980.
“I suoi articoli parlano al presente. Giancarlo aveva già individuato le piaghe sociali profonde che non hanno ancora trovato soluzione o risanamento in questa terra. Per questo bisogna rileggere quelle parole e abbracciare il suo coraggio”, dice a Ossigeno il giornalista e scrittore Giovanni Taranto che ha messo al centro dello spettacolo “Il coraggio della verità”, la macchina da scrivere Olivetti M80 che usava il giornalista del Mattino per scrivere i suoi articoli. (leggi).
Su Ossigeno-Cercavano la verità è possibile rileggere gli articoli “Lavoro, cultura e informazione”, scritto alla fine del 1980, e “Fabbriche in declino” del 9 marzo del 1983 (leggi). GPA


Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!