Assistenza Legale

Ossigeno assiste il corrispondente di Radio Radicale dalla Turchia in una causa a Facebook

di Luciana Borsatti Il profilo di Mariano Giustino è oscurato e bloccato dal 16 aprile 2020. Il social network non dà spiegazioni. Azione giudiziaria presso il Tribunale di Roma per riaprirlo
Ossigeno per l’Informazione ha deciso di assistere legalmente Mariano Giustino, corrispondente di Radio Radicale dalla Turchia, in una causa che egli ha deciso di promuovere contro Facebook, per avere oscurato il suo profilo senza preavviso,  senza una chiara motivazione, senza fornire risposte per settimane alle sue richieste di ripristino e di spiegazioni.

Mariano Giustino è un cittadino italiano, vive ad Ankara, è corrispondente di Radio Radicale da dieci anni. Ha un account Facebook registrato in italia. Questo account è stato oscurato il 16 aprile 2020 e non è mai stato riaperto. Il corrispondente di Radio Radicale ritiene perciò di essere vittima di un provvedimento di censura inaccettabile.

I FATTI – Poco dopo la pubblicazione di un post, ha ricevuto da Facebook il seguente messaggio non firmato: “Se continuiamo  a riscontrare che il tuo account non rispetta i nostri Standard della Community, rimarrà disabilitato. Facciamo sempre molta attenzione alla sicurezza delle persone su Facebook, pertanto fino ad allora non puoi usare il tuo account”.

Con il post pubblicato poco prima, il corrispondente di Radio Radicale aveva rilanciato la notizia della scarcerazione di un esponente della criminalità turca, appartenente alla formazione dei Lupi Grigi, sottolineando che il suo rilascio era dovuto alla nuova legge turca sull’esecuzione penale che, ha scritto Mariano Giustino, “concede riduzione di pena per 90 mila prigionieri, ma non per giornalisti, politici di  opposizione e attivisti diritti umani”.

NESSUNA RISPOSTA – Rileggendo quel post, si possono fare varie ipotesi sul motivo del congelamento dell’account e tutte sono legittime poiché Facebook non ha fornito alcuna motivazione nonostante Mariano Giustino abbia rivolto a Facebook numerose richieste di spiegazione. Il corrispondente dalla Turchia ha anche rivolto un appello alla dirigenza di Facebook, ma neppure questo ha avuto risposta.

LA CAUSA – Essendo trascorso quasi un mese, e ritenendosi vittima di un provvedimento ingiusto e discriminatorio che danneggia la sua persona e la sua attività giornalistica, Mariano Giustino ha deciso di rivolgersi alla magistratura, invocando il rispetto del diritto di espressione. Lo farà promuovendo una causa contro il gigante dei social network.

PERCHE’ OSSIGENO – In questa causa Mariano Giustino è affiancato e assistito dal’Ufficio di assistenza legale gratuita di Ossigeno per l’Informazione, che ritiene fondata la rivendicazione del diritto di espressione e considera questa causa strategicamente importante per chiarire, nell’interesse del corrispondente di Radio Radicale e di ogni utente d Facebook, come sono garantiti i diritti degli utenti della Community. E in particolare per riaffermare, sul piano legale, che il diritto di espressione e di informazione e altri principi fondamentali che valgono nella società democratica, sanciti da leggi e trattati, non possono essere amministrati privatamente dai gestori dei social network,  senza rispettare la legge e il diritto, in modo arbitrario, senza trasparenza, con interventi immotivati e senza il contraddittorio con gli utenti che subiscono la censura.

In questa vicenda giudiziaria, Ossigeno opererà con il sostegno di Media Legal Defence Initiative (MLDI). “Il primo passo – afferma l’avv. Andrea Di Pietro, che coordina l’Ufficio Legale di Ossigeno e seguirà il caso con l’avv. Flavio Improta – sarà la presentazione di un ricorso d’urgenza al Tribunale civile di Roma, ex articolo 700 del Codice di procedura civile, per ottenere il ripristino immediato dell’ account”.

Oltre alla questione del diritto alla libertà di espressione, il caso solleva anche quella della proprietà intellettuale. “Rimangono seri dubbi sull’utilizzo, da parte di Facebook, dei contenuti caricati e coperti dal diritto d’autore – osserva l’avv. Improta -.. Non è chiaro se il contenuto eventualmente cancellato dal social network rimanga, o meno, nella disponibilità dello stesso; in sintesi, un autore che subisca la chiusura del proprio account perde completamente il controllo sulla reale diffusione delle opere eventualmente caricate”.

L’APPELLO A ZUCKERBERG – La decisione di rivolgersi alla magistratura italiana è stata annunciata dallo stesso Mariano Giustino, in un breve video pubblicato sul suo profilo Twitter, in cui si rivolge direttamente al presidente  di Facebook, Mark Zuckerberg, accusandolo di aver violato il suo “diritto umano fondamentale” alla libertà di espressione, oltre a quello di esercitare liberamente la sua professione di giornalista, e di avergli prodotto questi danni disabilitando il suo account “senza preavviso e senza alcuna motivazione”. “Sono stufo della vostra arroganza e del vostro prepotente silenzio – dice Mariano Giustino nel video  – . Da 26 giorni sono vittima della vostra censura”. “Mi avete tappato la bocca – aggiunge -. Ora la parola passa alla Magistratura”.

“Facebook si comporta come una organizzazione clandestina che – aggiunge il corrispondente di Radio Radicale – ha regole oscure, e lesive di tali diritti umani fondamentali. Ho chiesto a Zuckerberg di onorarmi di una sua risposta ma lui non risponde, può permettersi di censurare e di farlo consapevole della sua totale impunità. Spero di ricevere – prosegue – un doveroso sostegno da parte delle istituzioni e del governo italiano. Al momento gran parte della stampa italiana non mostra attenzione a questo tipo di censura e in particolare per me, che sono un giornalista italiano che dalla Turchia, per dieci anni, commenta tutto quel che accade senza autocensura”.

L’ULTIMO POST – Questo il testo completo del suo ultimo post, il 16 aprile. “#Carceri #Turchia. Questa notte grazie alla legge sull’esecuzione penale è stato rilasciato un membro della criminalità Alaattin Çakıcı, appartenente ai Lupi Grigi. La legge concede riduzione di pena per 90 mila prigionieri, ma non per giornalisti, politici d’opposizione e attivisti per i diritti umani @RadioRadicale”. Questi ultimi infatti sono stati esclusi dalla recente legge che riduce la pena a 90 mila carcerati per limitare i contagi da Covid-19.

Subito dopo gli è giunta questa comunicazione da Facebook.  “Abbiamo ricevuto le tue informazioni. Se continuiamo a riscontrare che il tuo account non rispetta i nostri Standard della community, rimarrà disabilitato. Facciamo sempre molta attenzione alle sicurezza delle persone su Facebook, pertanto fino ad allora non puoi usare il tuo account’’.

Inutile ogni tentativo di ricevere ulteriori spiegazioni, in particolare su quale standard della Community sarebbe stato violato.

COSA NE PENSA LUI – “Il mio account è scomparso e non sono più in grado di utilizzarlo – ha scritto Giustino in una email inviata a Facebook -.  Questo è un problema particolarmente grave per me perché limita la mia attività lavorativa” di corrispondente per Radio Radicale dal Paese e “limita la mia libertà di informare”.

Il cronista afferma che l’argomento era stato già trattato, “e in forma molto  simile – precisa – da molti media turchi su Facebook, compresi i media mainstream, diverse ore prima della pubblicazione del mio post”.

PAESE CHE VAI.. – Come dunque avresti violato lo “standard”, gli chiediamo? “Io propendo per questa versione: credo che Facebook  – spiega Mariano Giustino a Ossigeno – , agisca in modo differente nei vari Paesi, secondo la loro giurisdizione e ‘governance’. Per esempio, in Svezia, Germania o Italia si comporta in un modo, in Turchia o Cina in un altro modo, adeguandosi al rispetto dei diritti umani e della libertà di espressione che esiste in ciascun paese. In Turchia, dove la libertà di espressione è più minacciata che in altri paesi, si adegua così alle leggi turche. E  in particolare alla legge antiterrorismo che ha un’estensione molto ampia, e secondo la quale qualunque espressione può essere inquadrabile come una minaccia alla sicurezza nazionale o istigazione alla ribellione. In particolare, è prevista l’accusa di sostegno ad una organizzazione terroristica anche senza farne parte: chiunque può dunque essere incriminabile per il semplice fatto di avere espresso opinioni  interpretabili in quella luce. Non a caso la Turchia è il Paese con più giornalisti e intellettuali in carcere. Secondo il portale turco Bianet, vi sono ora 121 i giornalisti detenuti, mentre quelli  sotto inchiesta sono oltre 2000, ma forse molti di più”.

TEMI SENSIBILI – Non è facile produrre notizie indipendenti nella Turchia di Erdogan . “Il corrispondente italiano dice di essere stato “molto attaccato” sui social anche da bot e troll, e da “persone che godono di totale impunità, e che sanno che nessuna legge li può perseguire”.

GRANDE FRATELLO – Quanto alla sua controversia con Facebook, Mariano Giustino è determinato ad andare fino in fondo e lo dice chiaramente: “Voglio una risposta scritta, io – conclude – ho diritto di sapere”. “Facebook, pur essendo un Community privata  non può comportarsi come un ‘’Grande fratello’’ che persegue i suoi legittimi interessi economici, violando le convenzioni internazionali sui diritti umani e i principi fondamentali che sono alla base di ogni convivenza civile”, aveva scritto di recente in un intervento su Articolo 21. LB

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