Realizzato nell'ambito del progetto OSSIGENO M.A.P. - MONITOR ASSIST AND PROTECT, co-finanziato da GMDF (Global Media Defense Fund), il Fondo creato nell'ambito della Campagna Globale per la Libertà dei Media nel quadro del Piano d'Azione dell'ONU per la Sicurezza dei Giornalisti e la tematica dell'Impunità. Il GMDF è stato sviluppato con l'obiettivo di facilitare la libertà dei media e migliorare l'accesso dei giornalisti ad una tutela legale specializzata e sensibile alla diversità di genere. Gli autori sono responsabili della scelta e della presentazione dei fatti contenuti in questa pubblicazione e delle opinioni ivi espresse, che non sono necessariamente quelle dell'UNESCO e non impegnano l'UNESCO.

Perché a gennaio Ossigeno ha ricordato sei dei trenta giornalisti italiani uccisi

Per osservare il dovere della memoria e invitare a riflettere senza retorica su vicende che attendono giustizia e sul perché l’Italia è tuttora il paese europeo con più giornalisti minacciati e sotto scorta – Il progetto “Cercavano la verità” 

OSSIGENO 30 gennaio 2022 – Gennaio, in Italia, per i giornalisti, è un mese molto triste: lo abbiamo chiamato il mese dei morti perché sei dei trenta operatori dell’informazione uccisi nel corso degli ultimi sessant’anni hanno perso la vita nel primo mese dell’anno. Sono Giuseppe “Pippo” Fava (Catania, 5 gennaio 1984), Giuseppe “Beppe” Alfano (Barcellona Pozzo di Gotto, 8 gennaio 1993), Mario Francese (Palermo, 26 gennaio 1979), Marco Luchetta, Alessandro “Sasa” Ota e Dario D’Angelo (Mostar, 28 gennaio 1994).

I primi tre erano siciliani. Scrivevano i loro articoli, le loro inchieste in momenti e in luoghi diversi, su mafia e affari sporchi, erano impegnati a svelare verità scomode. Gli altri tre erano triestini e si trovavano proiettati in prima linea in zone di guerra, per documentare le condizioni di precarietà e di estremo pericolo della popolazione civile in Bosnia, durante il conflitto divampato a seguito della disgregazione della Jugoslavia.

OSSIGENO nei giorni scorsi li ha ricordati uno per uno, per osservare il dovere della memoria, per segnalare a tutti questi anniversari tristi, ma importanti, perché ognuno di essi dà ai più anziani l’occasione di rivisitare fatti gravissimi che non si devono dimenticare, per i quali in molti casi non si avuta ancora piena verità e giustizia. Per dare ai più giovani l’opportunità di conoscere vicende italiane importanti nel bene e nel male, che dicono senza retorica, con i fatti, con il passo della storia, fino a che punto si è spinto nel nostro paese il coraggio di un cronista e fino a che punto estremo è arrivata la prepotenza di chi ha usato la violenza per tenere se stesso fuori dallo sguardo indagatore del giornalismo, della libertà di stampa, di un’attività di grande interesse sociale che nelle società democatiche non è un optional ma una compenente essenziale dello stato di diritto, è un diritto legittimato dalla Costituzione e dai Trattati internazionali.

Le storie dei giornalisti uccisi sono terribili, dolorose e angoscianti, ma meritano di essere conosciute in quanto sono molto istruttive, come lo sono per i bambini le favole degli orchi. Inoltre queste storie fanno riflettere sulle vicende attuali di un’Italia che nel panorama europeo si distingue da molti anni come il paese in cui ogni anno si registra il maggior numero di minacce ai giornalisti e di cronisti sotto scorta a causa di minacce di morte.

CERCAVANO LA VERITA’ – Dietro i numeri e gli anniversari, ci sono storie umane di grande interesse. Ossigeno per l’informazione le ha raccolte tutte sul sito www.giornalistiuccisi.it “Cercavano la verità”, in costante aggiornamento grazie al lavoro volontario dei suoi soci e alla collaborazione dei familiari delle vittime. Ossigeno racconta queste storie da anni nelle scuole italiane e nei luoghi simbolo delle istituzioni locali e nazionali, attraverso il Pannello della Memoria (vedi) dove sono ritratti i volti delle donne e degli uomini che per amore della professione hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per andare a lavorare, senza farvi più ritorno.

UCCISI MENTRE SVOLGEVANO IL LORO LAVORO – In Italia sono trenta dal 1960 al 2014; nel mondo, secondo l’UNESCO, dal 2006 al 2020, se ne contano oltre 1.200. Gli operatori dell’informazione italiani sono stati uccisi da mafie, terrorismo, guerre. Cercavano la verità per assolvere al diritto-dovere universale di informare. Eppure, non sono ricordati abbastanza.

LE INIZIATIVE DI OSSIGENO – Ossigeno quest’anno ha raccolto le testimonianze del giornalista Attilio Bolzoni (leggi) e della ricercatrice Sarah Vantorre (leggi) che hanno raccontato il valore di Pippo Fava; della figlia di Beppe Alfano, Sonia (leggi), che ha ripercorso gli ultimi momenti con il padre; del figlio di Mario Francese, Giulio (leggi), che ha ricordato le manifestazioni pubbliche in memoria del cronista; della Fondazione Luchetta (leggi), che aiuta i bambini vittime dei conflitti. Un modo attuale per riscoprire l’esempio di questi giornalisti che abbiamo il dovere di ricordare.

GPA

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