Libertà di stampa

Federica Angeli: Ossigeno ruppe il mio isolamento

A Bruxelles, la cronista di Repubblica ha ripercorso le tappe della sua vita sotto scorta e ha raccontato che dopo essere stata minacciata e messa sotto protezione si senti sola per molti mesi

“All’inizio, e per molto tempo, sono stata lasciata completamente sola. Soltanto Alberto Spampinato e Ossigeno per l’Informazione presero a cuore la mia storia e iniziarono a starmi vicino, a mostrare che qualcuno non sottovalutava la mia situazione”, ha detto la giornalista Federica Angeli di Repubblica, a Bruxelles, durante il convegno sui giornalisti minacciati in Belgio, Francia e Italia, che si è tenuto il 6 novembre 2018 presso l’Istituto Italiano di Cultura per iniziativa di Ossigeno per l’Informazione.

Alberto Spampinato, che era sul palco insieme a Federica Angeli, ha confermato la ricostruzione della vicenda e ha spiegato che in questi anni l’Osservatorio ha aiutato numerosi giornalisti minacciati a uscire dall’isolamento che spesso circonda chi riceve minacce a causa del suo lavoro. L’isolamento indebolisce chi è minacciato e deve resistere, gli impedisce di ricevere solidarietà.

Federica Angeli  vive sotto scorta dal luglio 2013, da quando subì minacce di morte e altre violenze mentre realizzava per il quotidiano “La Repubblica” un’inchiesta giornalistica sulle attività della criminalità organizzata nel litorale romano. A Bruxelles, davanti a una platea di cento persone, esprimendosi in francese, ha ripercorso le faticose tappe della sua storia dal giorno in cui le fu comunicato che avrebbe vissuto sotto protezione (leggi). Ha spiegato che si sentì sola, isolata per molti mesi, senza il sostegno attivo dei suoi colleghi, fino a quando, un anno dopo Ossigeno accese la luce sul suo caso.

L’affermazione di Federica ha fatto sensazione. Dal pubblico è venuta una domanda, una sollecitazione a spiegare perché nemmeno “La Repubblica”,  il giornale per cui lavorava, nel corso di un anno non avesse riferito ai lettori ciò che era accaduto a una sua cronista, né che le era stata assegnata la scorta.

Federica Angeli ha risposto che il fatto che lei fosse una giornalista, donna, pesò molto. “In Italia – ha detto – i giornalisti che scrivono articoli sulla mafia sono quasi tutti uomini. (Dopo che mi avevano messo sotto scorta, ndr) spesso, nei corridoi (della mia redazione, ndr) sentivo dire questa frase: ‘Magari Federica si è soltanto impressionata’. Eppure ero stata sequestrata da uno Spada, esponente di primo piano dell’omonimo clan, che mi minacciò dicendo: ‘Ti sparo in testa, ammazzo te e i tuoi figli’. Non escludo che qualcuno abbia potuto pensare che mi fossi spaventata eccessivamente perché sono una donna. Eppure le minacce erano documentate in un video pubblicato online! E poi, allora, nel mio giornale molti sembravano convinti che la mafia fosse un fenomeno soltanto delle regioni del Sud, mentre io indagavo su quella di Roma e di Ostia in particolare”.

Soltanto da poco, ha concluso, dopo le ondate di arresti ordinati dalla magistratura, si è cominciato a credere a ciò che avevo dimostrato nel 2012 con le mie inchieste giornalistiche.

RDM

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