Giornalisti uccisi. Ricordati a Termini Imerese da UNCI Sicilia

Cerimonia nella città in cui 60 anni fa fu ucciso il cronista Cosimo Cristina. Hanno partecipato familiari e rappresentanti delle istituzioni

Domenica 26 luglio 2020 l’Unci Sicilia (Gruppo di specializzazione dell’Assostampa-Fnsi) ha ricordato a Termini Imerese (Palermo) i giornalisti uccisi dalla mafia in Sicilia. L’evento si è svolto in due fasi. La cerimonia si è svolta in piazza Gancia alla presenza di alcuni familiari delle vittime. Fra i presenti: Giulio Francese, figlio di Mario, e presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia; Giovanni Impastato, fratello di Peppino; Natalina Di Fatta, nipote di Cosimo Cristina; Giuseppe Andreozzi, genero di Giuseppe Fava; l’intero Consiglio direttivo dell’Unci Sicilia (Leone Zingales, Daniele Ditta, Gioia Sgarlata, Francesco Nania, Antonella Romano e Andrea Tuttoilmondo) Roberto Ginex e Alberto Cicero per l’Assostampa siciliana; ufficiali e funzionari della polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri e della polizia municipale.

Nell’intervento introduttivo, Leone Zingales ha ricordato la figura di Giuseppe Francese, il più piccolo dei figli di Mario, che si è suicidato dopo avere speso l’ultima parte della sua vita nella ricerca della verità sull’assassinio del padre. “La memoria dei giornalisti uccisi è uno snodo importante per un futuro senza prepotenti. I nostri colleghi sono caduti – ha aggiunto – per un mondo migliore, per un Paese libero e onesto”.

Tutti gli intervenuti hanno ringraziato l’Unci per avere promosso la manifestazione e Leone Zingales per averla organizzata.

Giulio Francese, figlio di Mario e presidente regionale dell’Ordine dei giornalisti, ha detto: “Come giornalista, figlio di giornalista assassinato dalla mafia e come siciliano, devo ringraziare l’Unci per quanto ha fatto in questi anni in memoria dei giornalisti uccisi. So soltanto che prima dell’iniziativa dell’Unione cronisti di fare collocare in viale Campania una lapide per ricordare a Palermo, a 27 anni di distanza, il valore del sacrificio di Mario Francese, non c’era mai stata una cerimonia pubblica nel giorno dell’anniversario del delitto. Da allora mio padre è stato ricordato dall’Unione cronisti ogni anno e non solo a Palermo e se non è più un morto dimenticato, come è stato per troppo tempo, è anche grazie all’impegno dell’Unci. Lo stesso è avvenuto con le altre vittime e le famiglie si sono sentite meno sole”.

Alberto Spampinato, fratello di Giovanni, ucciso a Ragusa nel 1972, ha trasmesso un messaggio sottolineando l’importanza della scelta di  Termini Imerese, “la città in cui il coraggioso Cosimo Cristina nel 1960 rivelò verità scomode e pericolose e perciò fu barbaramente assassinato. Cosimo non ha avuto giustizia – ha aggiunto – e la sua città ha cominciato a rendergli omaggio soltanto 50 anni dopo. Per tutto ciò Termini Imerese è un luogo altamente simbolico. Molte città sono ancora immemori e,  per noi, familiari di queste vittime innocenti, è un grande dolore. Molte città dimenticano. Altre ricordano soltanto la ‘loro’ vittima. È penoso. Seguendo l’insegnamento di Guido Columba, un grande presidente dell’Unci,  “Ossigeno per l’Informazione Onlus” mostra con l’esempio che cosa si può fare di meglio e di più. Perciò Ossigeno ha appena creato l’archivio online www.giornalistiuccisi.it ,un nuovo portale in memoria di ognuna di queste vittime, per fare sapere, a chi vuol saperlo, e in collaborazione con i familiari, chi erano, cosa hanno fatto e perché sono stati uccisi: perché “cercavano la verità””.

Carla Rostagno, sorella di Mauro, ha affermato in un messaggio: “L’esercizio della memoria è importante perché un Paese senza memoria è un Paese senza futuro. Il grande merito dell’Unci Sicilia va proprio in questa direzione. Ricordare tutti i giornalisti uccisi in una sola manifestazione ritengo abbia il vantaggio di rendere più forte l’impatto emozionale perché ci mette di fronte alla realtà di quante vite siano state stroncate e quante perdite significative per il giornalismo libero e coraggioso nel nostro Paese”.

Franca De Mauro, figlia di Mauro De Mauro, nel suo messaggio ha osservato: “Sono contenta che l’Unci Sicilia e soprattutto il promotore di questa manifestazione, Leone Zingales, tengano vivo il ricordo dei tanti giornalisti uccisi dalle mafie. Molto spesso per la loro morte, e per quella di magistrati e di altri uomini dello Stato, non si è arrivati a conoscere i veri mandanti e ancora oggi questa è una ferita aperta che brucia in modo inaccettabile”.

Il procuratore della Repubblica di Termini, Ambrogio Cartosio, ha trasmesso un messaggio di saluto all’Unci Sicilia affermando: “Ricordare uomini come Mauro De Mauro e Mario Francese, e tutti gli altri, è un dovere irrinunciabile e motivo d’orgoglio per i giornalisti che si ispirano al loro esempio”.

In Piazza Gancia, la cerimonia si è conclusa con la lettura dei nomi di tutti giornalisti uccisi.

Subito dopo Leone Zingales e Natalina Di Fatta hanno incontrato Maria Cristina, la sorella ultranovantenne di Cosimo Cristina.
In via Assunta, davanti all’abitazione di Cosimo Cristina, il cronista Vincenzo Bonadonna ha ripercorso le tappe dell’attività del giovane giornalista ucciso 60 anni fa: dai primi articoli sino alla pubblicazione di inchieste e reportage sulla mafia di Termini e di Caccamo. Zingales ha annunciato che l’Unci chiederà al Comune di Termini Imerese di affiggere una targa davanti alla casa in cui il cronista termitano ha vissuto sino alla morte.

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