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Rocchelli: la difesa chiede sopralluogo in Ucraina

Questa cronaca di Giacomo Bertoni è stata prodotta in collaborazione tra Ossigeno per l’informazione,  La Provincia Pavese, Unione Nazionale Cronisti Italiani, Ordine  Giornalisti Lombardia per integrare le cronache dei media con un resoconto oggettivo, puntuale ed esauriente dello svolgimento del processo in corso al Tribunale di Pavia in cui è imputato il presunto responsabile dell’uccisione del fotororeporter italiano Andrea Rocchelli e del giornalista russo Andrey Mironov. Questo testo è stato pubblicato sul sito web ossigeno.info ed è stato inviato a Vienna al Rappresentante per la Libertà dei Media dell’Osce, che segue con attenzione la vicenda. L’articolo può essere ripubblicato liberamente a condizione di mantenere la firma e questa nota di presentazione

Un sopralluogo ad Andreyevka, in Ucraina, dove il 24 maggio 2014 è avvenuto l’attacco nel quale sono rimasti uccisi il fotoreporter pavese Andy Rocchelli e l’attivista dei diritti umani e interprete Andrei Mironov. Lo hanno chiesto ieri in udienza Raffaelle Della Valle e Donatella Rapetti, avvocati difensori di Vitaly Markiv, 29 anni, imputato per l’omicidio del fotoreporter pavese. Il processo riprenderà venerdì 30 novembre, per ascoltare la testimonianza del fotoreporter francese William Roguelon, l’unico sopravvissuto all’attacco del 24 maggio 2014.

L’udienza, presieduta dalla presidente del tribunale di Pavia, Annamaria Gatto, si è aperta poco dopo le 9.30 ed è terminata a mezzogiorno.

«Il 15 settembre del 2017 ci siamo recati in Ucraina per effettuare un primo sopralluogo sul luogo dove è avvenuta la sparatoria – ha detto l’avvocato Della Valle – e abbiamo ottenuto dall’Ucraina la disponibilità a creare una squadra investigativa comune. Siamo consapevoli che un nuovo sopralluogo sul posto potrebbe allungare i tempi del processo, ma il sopralluogo è la conditio sine qua non per la ricerca della verità».

Ciò che non convincere la difesa di Markiv è la ricostruzione dei fatti: «Solo un sopralluogo sulla cima della collina, il luogo da dove sono partiti i colpi, può permetterci di capire i fatti – ha aggiunto Della Valle –, perché dalla cima della collina la strada dista ben 2 chilometri».

Durante questa seconda udienza sono stati ascoltati Maurizio Pappalardo, tenente dei carabinieri di Pavia, che ha seguito il trasferimento della salma di Rocchelli da Roma a Pavia, e Luca Majocchi,
amministratore delegato di Emilgroup, azienda del settore ceramico con una fabbrica a pochi
chilometri dal luogo dell’omicidio. Le parole dei due testimoni hanno riportato  ai giorni più concitati del maggio 2014.

«Ci furono  molte difficoltà per il recupero della salma del fotoreporter – ha ricordato Pappalardo – perché si trovava in una zona di conflitto, inaccessibile a tutti. Lo stesso ambasciatore ebbe difficoltà, perché in quel momento non c’era nessuna autorità che potesse garantire l’incolumità di chi doveva recuperare il corpo. Furono necessari 4 o 5 giorni per ultimare l’operazione. L’Ucraina annunciò l’apertura di un procedimento penale e un altro procedimento d’indagine interno, promosso dal ministero di grazia e giustizia. Ma io non fui più sentito da loro».

Con Luca Majocchi il pm Andrea Zanoncelli ha ricostruito la situazione geopolitica nella zona in cui avvenne l’omicidio di Rocchelli. Su una mappa realizzata con Google Maps, il testimone ha indicato Sloviansk, la cittadina in cui ha sede la Emilgroup. «L’edificio bianco è la nostra fabbrica – ha spiegato Majocchi, indicando l’immagine – e accanto è possibile vedere il nostro magazzino. Nel 2014 noi ci siamo trovati in una situazione che si faceva sempre più concitata e pericolosa, fra separatisti russi ed esercito ucraino. Anche la nostra fabbrica è stata danneggiata notevolmente. Perciò intorno al 13 aprile del 2014 abbiamo avviato lo spegnimento totale degli impianti, e abbiamo provveduto all’evacuazione dei dirigenti, trasferiti a Kiev, e degli operai, che invece trovarono rifugio in Ucraina e in Russia». L’amministratore delegato ha aggiunto che poche settimane dopo il completamento dell’evacuazione ricevette una telefonata. Gli chiesero informazioni sul giornalista italiano ucciso e così apprese quanto era avvenuto. Da quel momento si adoperò affinché la salma potesse rientrare in Italia.

L’attenzione è ora concentrata sulla testimonianza di William Roguelon, il fotoreporter francese rimasto gravemente ferito nello stesso attacco nel quale persero la vita Rocchelli e Mironov. E’ prevista venerdì 30 novembre 2018, durante la prossima udienza.

Il 23 novembre l’aula della Corte d’Assise era piena fino alla sua capienza massima (una cinquantina di persone). Lo stesso era accaduto a settembr. C’era una folta rappresentanza della comunità ucraina in Italia. C’era la troupe di un’emittente televisiva ucraina, e c’era una rappresentanza della Rete Antifascista di Pavia.

In considerazione di questo affollamento, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi (Federazione Nazionale Stampa Italiana), e Paolo Perucchini, presidente dell’ALG (Associazione Lombarda dei Giornalisti), che si sono costituiti parte civile chiederanno al Tribunale di spostare il processo in una “sede più idonea”, più capiente.

Giacomo Bertoni

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