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Il processo a Pino Maniaci. Pm chiede condanna a 11 anni. Lui si dichiara innocente

E’ accusato di estorsione e diffamazione. Il suo difensore Antonio Ingroia: contesterò le accuse punto per punto e chiederò la sua assoluzione

OSSIGENO 11 dicembre 2020 – Nell’udienza del 7 dicembre 2020 del processo che si svolge al tribunale di Palermo davanti al giudice monocratico Mauro Terranova, il rappresentate della pubblica accusa, il pm della Dda di Palermo Amelia Luise, ha chiesto di condannare Pino Maniaci, giornalista ed ex direttore dell’emittente tv Tele Jato, a 11 anni e sei mesi di carcere .

L’imputato – Pino Maniaci è stato rinviato a giudizio nel 2018 con l’accusa di estorsione e diffamazione, di aver preteso somme di denaro e agevolazioni dai sindaci di Partinico e Borgetto e da un assessore comunale di Borgetto. In cambio avrebbe evitato critiche sull’operato delle amministrazioni comunali. Ha sempre respinto le accuse formulate nei suoi confronti nel 2016 quando, ormai da anni, era considerato un simbolo dell’impegno antimafia della società civile siciliana. Fu rinviato a giudizio insieme agli imputati di reati di mafia. Poi la sua posizione fu stralciata e affidata al giudice monocratico.

Secondo l’accusa, avrebbe preteso favori e denaro dagli amministratori locali dell’area di ricezione dei suoi programmi televisivi. Avrebbe minacciato di avviare campagne mediatiche contro di loro se avessero respinto le sue richieste.

Secondo la difesa, la richiesta di condanna a 11 anni e mezzo è “eccessiva” e “spropositata”. Lo ha detto uno dei difensori di Pino Maniaci, l’avvocato Antonio Ingroia all’Adnkronos. Una pena così alta, ha detto l’avv. Ingroia, “di solito si chiede per un capomafia”. “Contesteremo punto per punto ogni fatto. Questo – ha aggiunto – è uno di quei casi in cui il pm avrebbe dovuto chiedere l’assoluzione per l’imputato tenendo conto del risultato dibattimentale. (…) Ci sono stati tanti testi e presunte persone offese che per primi hanno detto di non avere subito nessuna estorsione”.

Le indagini – Il processo è nato da una indagine della Dda sulla mafia di Borgetto, paese della provincia di Palermo. A maggio del 2016, furono arrestati 10 esponenti del clan mafioso della zona. Nell’inchiesta fu coinvolto anche Giuseppe Maniaci, che era il direttore dell’emittente televisiva Telejato, una piccola tv privata con sede e studio a Partinico. Al giornalista fu notificato il “divieto di dimora” a Palermo e Trapani.  Pino Maniaci entro nelle indagini per un caso fortuito, mentre i carabinieri indagavano sui clan di Partinico e sui rapporti tra mafia e politica locale. Quando fecero l’intercettazione ambientale di un sindaco, appresero che aveva consegnato una somma di denaro al giornalista, che fu anch’egli sottoposto a intercettazioni. Sarebbe stato così accertato che in cambio di piccole somme (200-300 euro) egli assicurava ai sindaci di non trasmettere quelli che egli definiva scoop che avrebbero potuto danneggiarli. Oltre al denaro, Pino Maniaci avrebbe chiesto al comune di Partinico un contratto di lavoro per una sua conoscente. (Fonte ANSA e Adnkronos).
ASP

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