Impunità 96,7% nel 2019 in Italia per chi minaccia

Il nuovo dato annuale aggiornato da Ossigeno per l’Informazione per la Giornata internazionale ONU per mettere fine ai crimini contro i giornalisti

In Italia l’impunità per gli autori di intimidazioni, minacce e abusi contro i giornalisti è ancora molto alta, ma negli ultimi anni è diminuita sensibilmente: dal 99% del periodo 2011-17 al 96,7 % del 2019. Questo uno dei dati che saranno presentati dall’Osservatorio  Ossigeno per l’informazione il 25 ottobre 2019 al convegno promosso presso il Senato con il patrocinio dell’UNESCO, per celebrare la giornata Internazionale per mettere fine ai crimini contro i giornalisti (#IDEI 2019).

Per gli altri paesi non è disponibile alcun dato relativo all’impunità per questo tipo di minacce. L’Unesco fornisce un dato universale per l’impunità, ma esso è relativo all’impunità dei responsabili dell’uccisione di giornalisti: è pari al 90% per i 1109 uccisi negli ultimi dodici anni.

Il tasso di impunità fornito da Ossigeno è stato calcolato sul numero dei giornalisti e blogger che hanno subito intimidazioni, minacce e abusi in Italia e per i quali l’Osservatorio ha verificato e certificato che hanno agito nel rispetto della legge e della deontologia giornalistica.

Il dato annuale del 2019 segnala un miglioramento di 2,4 punti percentuali rispetto all’anno precedente, ma segnala anche un leggero rallentamento del miglioramento in corso dal 2015 in poi, dovuto agli effetti della campagna per far conoscere con dati di fatto che in Italia gli attacchi gravi e immotivati per mettere a tacere i giornalisti che pubblicano notizie sgradite dal potere, dai potenti e dai criminali, sono numerosi e incontrastati. L’Osservatorio Ossigeno ne ha censito e accertato 3965 dal 2006 in poi. Anche per effetto di questa campagna sono aumentati gli episodi denunciati e sono diventate più numerose le iniziative a livello giudiziario per identificare e perseguire i responsabili di questi attacchi, che comprendono aggressioni, danneggiamenti, minacce, furti e anche gravi abusi (dalle discriminazioni che impediscono l’accesso alle informazioni alle querele per diffamazione strumentali e intimidatorie e alle cause per danni pretestuose).

Fra gli atti di “punizione” dei responsabili sono prese in considerazione non soltanto le sentenze di condanna penale degli aggressori, ma anche l’avvio di procedimenti a loro carico e anche i procedimenti per diffamazione che si concludono con il proscioglimento dei giornalisti e la condanna a risarcire le spese legali da loro sostenute.

ASP


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