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In Italia 384 giornalisti minacciati nel 2021. Ossigeno ha aggiornato i dati di dicembre

I dati annuali di Ossigeno sulle intimidazioni a giornalisti e blogger – Il 27% sono donne – Le regioni con la più alta pressione intimidatoria – Record di querele temerarie e giornaliste minacciate

Sono 384 gli operatori dell’informazione colpiti da minacce e intimidazioni nel 2021 in Italia. Questo dato complessivo è il risultato dell’aggiornamento della mappa annuale, operato dall’Osservatorio non governativo Ossigeno per l’Informazione sui dati diffusi a dicembre 2021 (leggi).

OSSIGENO 3 maggio 2022 – Nel 2021, in Italia, Ossigeno per l’Informazione ha rilevato e segnalato 384 minacce e intimidazioni nei confronti di altrettanti giornalisti, blogger e altri operatori dei media, commessi in violazione dell’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti Umani, allo scopo di ostacolare il diritto di informazione e la libertà di espressione. Questo dato aggiorna e sostituisce il bilancio provvisorio di 301 minacciati reso noto a dicembre 2021.  Dal quadro generale risultano alcuni dati  che suscitano particolare preoccupazione: 1) in Italia la pressione intimidatoria sui cronisti rimane alta; 2) aumentano le minacce alle giornaliste; 3) il Lazio è ancora regione con il più alto numero di giornalisti minacciati, ma  in Sicilia, Puglia, Abruzzo, Basilicata e Campania si è registrata una pressione intimidatoria più alta.

CONFRONTO CON ANNI PRECEDENTI – Nel 2019 Ossigeno aveva rilevato 472 minacce e nel 202o ne aveva rilevate altre 495. Nel 2021 il numero di minori minacce rilevate da Ossigeno (384) è dovuto alle maggiori difficoltà di rilevazione dovute alla pandemia, alle minori risorse impiegate, al minor numero di osservatori al lavoro. L’Italia rimane comunque il paese Europeo con il più elevato numero di giornalisti minacciati e sotto scorta. Consulta i dati

PRESSIONE INTIMIDATORIA – Considerando il rapporto tra popolazione giornalistica e numero di operatori dell’informazione minacciati,  è interessante notare che la Sicilia è la regione con il più alto tasso di pressione intimidatoria: su 4871 giornalisti iscritti all’ordine regionale, nel 2021 ne risultano minacciati lo 0,37%. Seguono: la Puglia (0,28%), l’Abruzzo (0,24%), la Basilicata (0,21%), la Campania (0,16%). Il Lazio, sebbene sia la regione con il numero maggiore di minacce registrate nel 2021, ha una pressione intimidatoria più bassa (0,15%).

GIORNALISTE . Le giornaliste italiane minacciate sono state 105, il 27% del totale. È il numero più elevato registrato dal 2006 a oggi. Il 2006 è l’anno in cui Ossigeno ha inaugurato il monitoraggio degli attacchi ai giornalisti. Rispetto agli anni più recenti la curva è salita costantemente: nel 2021 le operatrici dell’informazione minacciate rappresentavano il 26%, nel 2020 il 22%, nel 2019 il 23%, nel 2018 il 21%. Approfondisci 

CASI VERIFICATI – Tutti i casi segnalati da Ossigeno sono stati verificati. Nel 2021 Ossigeno ha condotto un esame approfondito sulle intimidazioni a 136 dei 384 giornalisti e blogger minacciati . Per gli altri 248 casi Ossigeno ha potuto fare soltanto un esame meno approfondito che ha permesso di classificarli come casi di “probabile violazione”. Ciò perché l’Osservatorio non ha avuto abbastanza osservatori esperti da impiegare in questo compito. Ha perciò segnalato questi casi invitando altre strutture a prenderli in esame per una valutazione più completa, anche al fine di stabilire se le vittime di questi attacchi avessero necessità di supporto e assistenza. Consulta la tabella dei nomi

TIPO DI INTIMIDAZIONE – Nel 2021 la metà delle intimidazioni (48%) sono state attuate con querele pretestuose, cioè abusando del diritto di denunciare per diffamazione a mezzo stampa al fine di ostacolare la pubblicazione di notizie sgradite. Un quarto delle minacce (25%) è rappresentata, invece, da avvertimenti (telefonate e lettere anonime, insulti sui social media, minacce di morte eccetera). La percentuale delle aggressioni fisiche (17%) risulta più bassa rispetto agli anni precedenti (20% nel 2020; 19% nel 2019): questa tipologia comprende pugni, calci, testate, spintonate contro uomini e donne impegnati a documentare fatti di rilevanza pubblica. Secondo il Metodo di Monitoraggio di Ossigeno (vedi) il restante 10% ha riguardato iniziative non perseguibili a livello giudiziario con le quali è stato ostacolato arbitrariamente e in modo discriminatorio l’accesso alle informazioni. L’1% è rappresentato da danneggiamenti.

COVID, GIORNALISTI SCELTI COME BERSAGLIO – 69 casi registrati (il 17% del totale) hanno riguardato operatori ed operatrici dell’informazione impegnati a seguire le manifestazioni contro l’introduzione del green pass o del vaccino, oppure che hanno documentato l’evolversi della pandemia. L’intolleranza per la funzione di documentazione svolta dai giornalisti è diventata più alta nel corso dell’anno: Ossigeno ha documentato insulti e aggressioni fisiche, minacce con mail bombing e messaggi audio. E’ accaduto, ad esempio, ad Antonella Alba (Rai News 24) e Francesco Giovannetti (Repubblica), a Selvaggia Lucarelli (Domani), Gianpaolo Sarti (Il Piccolo), a Sara Sergi (La Stampa), a Marianna Aprile (Oggi).  Leggi tutte le storie documentate da Ossigeno.

Alla luce di questi episodi, Ossigeno, già a dicembre 2020, ha proposto un protocollo per rendere più sicuro il lavoro dei giornalisti impegnati nelle piazze a documentare manifestazioni o in altre situazioni a rischio. Come prevenire molte aggressioni ai giornalisti che documentano il Covid e le proteste 

LAZIO REGIONE PIÙ COLPITA – L’Osservatorio ha dedicato un focus al cosiddetto caso Lazio, già segnalato dal 2015 in poi. La regione ha registrato per il quinto anno consecutivo il numero maggiore di casi (22%) rilevati. Inoltre, in questa regione le querele intimidatorie a danno dei giornalisti sono state più numerose rispetto alla media nazionale (67% delle minacce totali sono rappresentate da abuso di denunce e azioni legali, a fronte del dato nazionale pari al 48%) e anche rispetto all’anno precedente (11% nel 2020).

PROBLEMA IRRISOLTO, LE PROPOSTE – I dati 2021 dimostrano 1) che la pratica di ostacolare il lavoro giornalistico con intimidazioni e minacce è molto diffusa; 2) il problema di contrastare adeguatamente questi comportamenti che danneggiano il diritto dei cittadini di ricevere tutte le informazioni di interesse pubblico è attuale e resta irrisolto. “È un problema sociale molto grave che – commenta il direttore di Ossigeno, Alberto Spampinato – ancora non ottiene la dovuta attenzione e, di conseguenza, non viene fronteggiato come sarebbe necessario. Non si fa abbastanza per mettere gli operatori e le operatrici dell’informazione nelle condizioni di dare tutte le notizie di interesse pubblico senza temere ritorsioni, intimidazioni, minacce e querele pretestuose. Basterebbe introdurre – ripropone Spampinato – un reato per punire chi ostacola la libertà di espressione e un’aggravante per chi commette violenza allo scopo di impedire la libertà di informazione, come abbiamo proposto nuovamente insieme all’Associzione Stampa Romana”. Leggi la proposta 

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