Consiglio Europa: 29 minacciati in Italia in 5 anni

Questo il numero degli alert sulla sua Piattaforma, 65 volte meno episodi di quelli Ossigeno e 8 volte meno di quelli del Ministero dell‘Interno

OSSIGENO PER L‘INFORMAZIONE

Numero di minacce aI giornalisti in Italia segnalate da fonti diverse

FONTE

ANNO

 

2015

2016

2017

2018

2019

2015-19

Scala

Piattaforma

2

3

4

13

7

29

1

Min.Interno

0

0

0

79

78

157

8

Ossigeno

528

412

423

270

253

1886

65

Il 28 gennaio 2020, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha approvato a larga maggioranza una Risoluzione con la quale ha lanciato un allarme per il grave deterioramento della libertà di stampa in moltissimi paesi, a causa di una pioggia di minacce e intimidazioni a giornali e giornalisti e di misure che limitano l’esercizio della professione giornalistica e di conseguenza restringono la libertà nel campo dell’informazione e della discussione pubblica. Il documento approvato perciò richiama i governi dei 47 paesi membri a fare di più, molto di più per tutelare la libertà di stampa e la sicurezza dei giornalisti in ciascun paese.

Questa forte presa di posizione si somma agli altri accorati allarmi lanciati negli anni scorsi da altre organizzazioni internazionali altrettanto autorevoli (Onu, Unesco, Osce, Parlamento Europeo). Allarmi che purtroppo non hanno prodotto i risultati sperati. Sono caduti nel vuoto.

Per fortuna, questa presa di posizione del Consiglio d’Europa è, meno vaga e generica delle precedenti. Fa leva, com’è necessario fare per essere credibili e convincenti infatti su alcuni dati di fatto non contestabili: sul gran numero di intimidazioni, minacce e altre gravi violazioni del diritto all’informazione rilevate in modo preciso da osservatori indipendenti per conto dello stesso Consiglio d’Europa dal 2015 al 2019.

Sul piano metodologico questo è un grande passo avanti. E’ infatti necessario usare sistematicamente i dati come argomenti di convinzione se si vuole davvero smuovere l’impressionante immobilismo dei governi di ogni orientamento e a ogni latitudine.  

Ossigeno nacque in Italia nel 2008 proprio dalla decisione di utilizzare questi argomenti. Allora il negazionismo imperava incontrastato. I dati di Ossigeno hanno posto fine a quell’era.. Questa esperienza ha insegnato che si può dare molta forza di persuasione alle parole, ai documenti, agli appelli in difesa dei giornalisti che subiscono intimidazioni, minacce e aggressioni,  corredando questi atti di esemplificazioni, indicando i nomi delle vittime, degli autori delle violazioni e le circostanze degli attacchi, descrivendo la dimensione quantitativa e qualitativa del fenomeno, in ogni singolo paese.

Una domanda sorge spontanea: perché non si usa dappertutto questo modo di rappresentare il problema? Perché per metterlo in pratica occorre disporre di dati credibili, verificati, non smentibili e ciò implica che qualcuno li produca e li metta a disposizione di tutti. Dieci anni fa Ossigeno ha cominciato a produrre in proprio questi dati relativi all’Italia poiché nessuno li produceva. Per ragioni difficili da comprendere Ossigeno ne è tuttora il produttore unico ed esclusivo, quello a cui fanno riferimento tutti, anche l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ed è anche il soggetto che quanti vorrebbero riaffermare il negazionismo cercano continuamente di screditare insieme ai suoi dati. Questo non è facile perché Ossigeno produce dati oggettivi, completi, affidabili con un metodo scientifico di monitoraggio e pubblicazione delle violazioni che è ormai noto a livello internazionale (vedi link). Questo metodo è stato sperimentato e affinato anno dopo anno. Esso si è rivelato molto efficace, sia per ottenere dati che non si trovano con un semplice colpo d’occhio né semplicemente sfogliando le pubblicazioni esistenti, sia per scartare i falsi positivi, quei dati ingannevoli che fanno apparire i persecutori come vittime o viceversa. Il metodo Ossigeno si è rivelato efficace anche per scuotere l’immobilismo della politica e per promuovere la solidarietà verso le vittime.

In altre parole, il monitoraggio di Ossigeno è un’esperienza pilota unica in questo campo che realizza ciò che il Consiglio dei Ministri del Consiglio d’Europa ha espressamente proposto di fare in ogni paese, con le sue Raccomandazioni del 13 aprile 2016 (vedi). L’osservatorio italiano ha descritto oltre quattromila violazioni. Lo ha fatto utilizzando gli arnesi (costosi) del giornalismo d’inchiesta, osservando la realtà in modo indipendente (anche a costo di incomprensioni e inimicizie) e dandone conto pubblicamente senza approssimazione e senza omissioni (a costo di ulteriori incomprensioni e inimicizie).

Sembra invece che il Consiglio d’Europa, nonostante le buone intenzioni e i grandi numeri citati nella risoluzione approvata il 28 gennaio a Strasburgo, non sia ancora in condizione di soddisfare queste esigenze.

I dati citati nella relazione di Lord George Foulkes della Commissione per la cultura, la scienza, l’istruzione e i media. (vedi la traduzione parziale qui) che ha portato all’approvazione del documento dicono infatti che il Consiglio d’Europa ha ancora una conoscenza pittosto limitata di ciò che effettivamente avviene nella realtà nei suoi paesi membri e, quindi, per primo, dovrebbe fare di meglio e di più.

Il problema nasce dal fatto che Il Consiglio d’Europa descrive il fenomeno delle intimidazioni e minacce ai giornalisti esclusivamente sulla base degli alert pubblicati nella sua “Piattaforma per promuovere la protezione del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti (leggi), lo strumento che ha istituito al suo interno cinque anni fa, proprio allo scopo di conoscere le più gravi violazioni che si verificano nei 47 paesi membri e per chiedere spiegazione su di essi ai governi competenti. Il problema è che questa importante Piattaforma raccoglie poche informazioni e pubblica poche segnalazioni. Molte meno di quelle raccolte dalle ONG. Sarebbe interessante sapere perché. Probabilmente perché questo monitoraggio è frutto del lavoro volontario e gratuito di 14 associazioni appositamente accreditate che hanno molto prestigio ma poche risorse professionali da dedicare a questo compito e perciò lo svolgono come possono. A queste condizioni, in cinque anni, queste 14 organizzazioni (vedi chi sono) hanno pubblicato sulla Piattaforma 669 alert (erano 638 fino al 25 nov 2019) relativi a 32 dei 47 paesi del Consiglio d’Europa. Di questi, 29 riguardano l’Italia, e ben 20 il biennio 2018-2019).

La disattenzione della Piattaforma del Consiglio d’Europa per ciò che è accaduto in Italia negli ultimi cinque anni è clamorosa, e risulta dal confronto di questi dati con quelli prodotti da altre fonti attendibili. Vedi la tabella che riassume la situazione.

A Roma, per il biennio 2018-2019, il Ministero dell’Interno ha reso note 157 intimidazioni e minacce commesse in Italia contro i giornalisti, cioè  otto volte di più.

Nello nello stesso biennio “Ossigeno per l’Informazione”, ne ha pubblicato 533 (26 volte più della Piattaforma). Mentre per l’intero quinquennio 2015-2019 Ossigeno ha pubblicato 1886 violazioni commesse in Italia (65 volte più delle 29 pubblicate sulla Piattaforma.

La disparità relativa alla sola Italia è dunque abissale e risulta ancora più ampia se si considera la qualità delle segnalazioni. I 29 alert della Piattaforma sull’Italia non includono episodi italiani clamorosi come, ad esempio: 1) la sparatoria del 2019 contro il giornalista Mario De Michele (il più grave attacco a un giornalista dal 2014 a oggi (vedi), 2) la sommatoria di sentenze per diffamazione a carico di un giornalista che nel 2019, in primo grado, aveva già cumulato condanne a 8 anni di reclusione (vedi), 3) il progetto di legge bavaglio in materia di diffamazione che da anni si cerca di approvare abolendo il carcere ma aumentando le multe da 10 a 40 volte (vedi).

Fra l’altro il fatto di dedicare la sua attenzione episodicamente all’Italia e a pochi casi che la riguardano ha esposto la Piattaforma al rischio di essere accusata di parzialità e faziosità politica, come s’è visto durante la seduta del 28 gennaio scorso, quando i parlamentari italiani della Lega hanno lanciato l’accusa di dedicare troppa attenzione ai comportamenti del loro leader Matteo Salvini e troppo poca ai peccati dei suoi detrattori. 

Speriamo che l’Assemblea Parlamentare voglia prendere in considerazione il problema qui esposto e possa assumere delle iniziative per dotare il Consiglio d’Europa di una capacità di osservazione ben più ampia e adeguata alla gravità del fenomeno delle intimidazioni e delle minacce ai giornalisti e alla libertà di informazione.

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