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Mafia. Sequestrato l’impero editoriale di Ciancio

I beni del valore di 150 milioni di euro comprendono i quotidiani “La Sicilia” e “Gazzetta del Mezzogiorno”, due TV, un Centro di Stampa, tutti affidati ai commissari giudiziari

Lunedì 24 settembre a Catania, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, il Tribunale ha sequestrato l’impero editoriale di Mario Ciancio Sanfilippo, 82 anni, giornalista, direttore del più diffuso quotidiano della Sicilia (“La Sicilia, di cui è il proprietario), il più importante editore del Mezzogiorno, con interessi e pubblicazioni anche in Puglia e Calabria, sotto processo con l’accusa di consorso esterno in associazione mafiosa. I beni sequestrati sono ritenuti di provenienza illecita. Mario Ciancio Sanfilippo è stato rinviato a giudizio nel 2017. Nel 2015, il GIP aveva prosciolto l’imputato. Il processo e ricominciato dopo che la Corte di Cassazione ha annullato il proscioglimento.

Il sequestro del 24 settembre 2018 ha riguardato anche familiari. I beni bloccati e destinati alla confisca hanno il valore approssimativo di 150 milioni di euro. Questo sequestro si aggiunge a quello del valore di 17 milioni di euro eseguito nel giugno 2015: 12 milioni in titoli e azioni in una banca svizzera più 5 milioni in contanti in una banca di Catania.

Il nuovo sequestro, eseguito dal Reparto Operativo Speciale (ROS) e dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Catania, ha creato serie preoccupazioni fra i giornalisti dipendenti che lavorano per le pubblicazioni poste sotto sequestro. Anche i sindacati dei giornalisti si sono mobilitati per difendere i loro posti di lavoro. L’on. Claudio Fava ha proposto che le pubblicazioni sequestrate siano affidate ai giornalisti siciliani che hanno combattuto la mafia e hanno subito intimidazioni, minacce e ritorsioni.

In sostanza, la magistratura ha sequestrato l’intero gruppo editoriale Ciancio, che comprende il quotidiano ‘La Sicilia’ di Catania al 100%, il quotidiano ‘Gazzetta del Mezzogiorno’ di Bari (la maggioranza delle quote) due emittenti televisive regionali siciliane, ‘Antenna Sicilia’ e ‘Telecolor’, il Centro Stampa Etis di Catania presso cui sono stampati numerosi quotidiani siciliani e nazionali, la società Simeto Docks, concessionaria di pubblicità e affissioni. Il Tribunale ha affidato la gestione di queste società a commissari giudiziari, incaricati di garantire la continuazione dell’attività.

Dopo il sequestro, Ciancio si è  dimesso da direttore responsabile del quotidiano “La Sicilia” e ha protestato la sua innocenza affermando, come ripete da tempo, che il sequestro dei beni e le sue imputazioni sono frutto di un malinteso che sarà chiarito.

E’ la prima volta che in Italia la magistratura sequestra per provenienza illecita attività editoriali di editori accusati di connivenza con la mafia. Con questo sequestro, ha affermato il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho in un’intervista al Sole 24 Ore, si è aperto “un nuovo corso, per approfondire sacche di sospetti”. “Investire nell’editoria, per le
mafie, significa – ha aggiunto – indirizzare l’informazione. Intervenire è fondamentale, perché la stampa possa continuare ad essere libera”.

I magistrati che hanno ordinato il sequestro, illustrando il provvedimento ai giornalisti, hanno ricordato “due episodi significativi” dei rapporti fra l’editore Mario Ciancio Sanfilippo” e Cosa Nostra. Nel 1982 un giornalista della redazione de “La Sicilia fu rimproverato in presenza del boss Giuseppe Ercolano, per averlo definito “noto boss mafioso” in alcuni articoli. Ercolano, hanno sottolineato i magistrati era “un noto e riconosciuto esponente di Cosa Nostra a Catania”.

ASP

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