Memoria

Memoria. Il 9 maggio di 42 anni fa moriva Peppino Impastato

E’ tra i 30 giornalisti ricordati nel sito “Cercavano la Verità”. Figura simbolo della lotta alla mafia, per anni hanno tentato di depistare le indagini sul suo omicidio

Domani 9 maggio è il 42mo anniversario della morte di Peppino Impastato, uno dei 30 giornalisti italiani uccisi a causa del loro lavoro e ricordati con ampia documentazione sul sito “Cercavano la verità”, www.giornalistiuccisi.it, l’archivio online inaugurato in occasione della Giornata Mondiale per la Libertà di stampa, dall’Associazione Ossigeno per l’Informazione Onlus.

Aveva trent’anni quando Impastato fu ucciso nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978, lo stesso giorno del ritrovamento del corpo senza vita di Aldo Moro. Per questo la notizia della sua morte passò quasi inosservata nelle cronache locali e nazionali (qui un approfondimento pubblicato da Ossigeno, tratto dalla tesi di laurea Silvia Petricca del 2012).

Come per tanti altri giornalisti uccisi, le indagini furono depistate: si parlò di atto terroristico, poi di suicidio. Ci sono voluti 23 anni per giungere all’epilogo: solo nel 2001 la Corte d’Assise di Palermo condanna i mandanti mafiosi Vito Palazzolo e Gaetano Badalamenti, quel “Tano seduto” di cui Impastato, dai microfoni di Radio Aut, raccontava traffici e soprusi, con l’arma tagliente dell’ironia. Come ricostruito sul sito “Cercavano la verità”, nel 2018 si conclude, poi, il processo sul depistaggio, avviato nel 2011, con la condanna del generale dei Carabinieri Antonio Subranni per favoreggiamento e di tre sottufficiali per concorso in falso, reati che però cadono in prescrizione.

Impastato, che proveniva da una famiglia mafiosa, ruppe con il padre perché amava la sua terra e la sognava libera dal morso della mafia. Del suo impegno giornalistico e anche politico e culturale, della ricerca dei responsabili della sua morte e dell’eredità del suo pensiero, si parla diffusamente sul sito “Cercavano la verità” (leggi), che oltre a offrire contenuti originali, richiama anche la documentazione prodotta da altre organizzazioni, offre bibliografie, filmografie e fotografie, antologie di articoli e filmati, testimonianze e contributi esterni.

Il sito, che – tra agli altri – ha ricevuto il plauso della Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović, del Senatore Pietro Grasso e dell’ex presidente della commissione antimafia Rosy Bindi, è un luogo dove la memoria diventa il motore per la diffusione della consapevolezza dell’importanza della tutela del diritto-dovere di informare.

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