Made within the framework of the OXIGENO M.A.P. - MONITOR ASSIST AND PROTECT project, co-financed by GMDF (Global Media Defense Fund), a UNESCO Multi-Partner Trust Fund established within the framework of the Global Campaign for Media Freedom and under the overall umbrella of the UN Plan of Action on the Safety of Journalists and the Issue of Impunity. It was developed with the goal of enhancing media freedom and improving the access of journalists to specialized and gender-sensitive legal assistance. The authors are responsible for the choice and the presentation of the facts contained in this publication and for the opinions expressed therein, which are not necessarily those of UNESCO and do not commit the Organization.

Minacce ai giornalisti. L’aggravante e le altre contromisure necessarie

La proposta di Odg e Fnsi: va nella direzione giusta ma poiché affronta solo un aspetto, sarebbe poco incisiva senza il corollario di altre riforme
OSSIGENO 27 giugno 2022 – Il 14 giugno 2022 il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la FNSI hanno inviato alle ministre della Giustizia e dell’Interno, Marta Cartabia e Luciana Lamorgese, una proposta di modifica dell’art.612 del codice penale al fine di introdurre una nuova aggravante per quanto riguarda la minacce rivolte a giornalisti o tele-cineoperatori nell’esercizio delle loro funzioni.
Questo è il testo dell’articolo con le proposte di modifica evidenziate tra virgolette:
Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito a querela della persona offesa con la multa fino a 1.032 euro.
Se la minaccia è grave “o è rivolta ad un giornalista o a un foto-telecineoperatore nell’esercizio delle sue funzioni” o è fatta in uno dei modi indicati dall’art. 339 la pena è della reclusione fino a 1 anno.
Si procede d’ufficio se la minaccia è fatta in uno dei modi indicati dall’art. 339, “ovvero nei confronti di un giornalista o di un foto-telecineoperatore nell’esercizio delle sue funzioni.”
Questa proposta arricchisce il lungo elenco delle misure suggerite invano al governo e al parlamento, in questi anni, dalle organizzazioni dei giornalisti e dalle associazioni che difendono la libertà di stampa, al fine di rendere più sicuro il lavoro dei cronisti, sempre più afflitto da minacce, intimidazioni, aggressioni, ritorsioni. Questa misura, come molte altre, si prefigge lo scopo di ridurre l’impunità quasi assoluta di chi minaccia i cronisti per ostacolare la ricerca e la pubblicazione di notizie sgradite.
E’ il caso di riflettere sul fatto che nessuna delle contromisure proposte negli ultimi vent’anni dalle associazioni che difendono la libertà di stampa e dalle organizzazioni dei giornalisti è stata finora accolta ed è perciò opportuno, innanzitutto, richiamarle tutte quante e cercare di inserirle in un quadro organico che salvi il valore ancora attuale di ognuna di esse, perché ognuna di esse risponde ad un singolo aspetto del problema, problema che continua a manifestarsi in modo preoccupante, come è stato sottolineato ripetutamente dai vari soggetti impegnati a difendere il diritto di informazione riducendo l’impunità e rendendo perseguibili molte violazioni di questo diritto.
Vale anche ricordare che il problema principale è che questo diritto – non ha ancora protezione penale: non c’è una norma sanzionatoria per chi ostacola l’esercizio del diritto di informazione, di cronaca, di critica, della libertà di espressione. Chi fa queste trasgressioni può essere perseguito soltanto per i reati o gli illeciti che eventualmente commette per ostacolare quel diritto, come chiunque commette quel reato (di aggressione, minaccia, danneggiamento eccetera) con altri scopi. Dunque l’aggravante proposta da OdG e FNSI va certamente nella giusta direzione, poiché difende con una sanzione la libertà dei cronisti di fare informazione nel pubblico interesse.
Ma probabilmente questa aggravante rischierebbe di avere un debole effetto deterrente se non fosse integrato da altre norme con essa coerenti, in grado di punire più incisivamente gli autori di queste minacce, ad esempio prevedendo sanzioni tali da fare scattare le condizioni per l’arresto e la custodia cautelare.
Fra le contromisure integrative necessarie ce ne sono alcune già in vigore ma raramente applicate, in osservanza di una prassi consolidata che meriterebbe una seria riflessione e un aggiornamento: una  di queste contromisure è la contestazione pressoché sistematica dell’aggravante del metodo mafioso della minaccia (che aumenta la pena di un terzo); un’altra, è la contestazione d’ufficio del reato di calunnia a chi ha querelato un giornalista per diffamazione con accuse documentalmente false.
Poi, fra le proposte in campo ce ne sono altre, di carattere più generale, da introdurre ex novo per colmare le gravi lacune del nostro ordinamento giudiziario riguardo alla protezione penale del diritto di informazione sancito dall’Articolo 21 della Costituzione (e più esplicitamente dall’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo). Queste misure propongono di introdurre sanzioni adeguate e specifiche per chi deliberatamente ostacola il libero esercizio di questo diritto. Fra queste, la proposta più incisiva e fondamentale appare quella di introdurre ex novo il reato di ostacolo all’informazione. Questa proposta è stata elaborata da Ossigeno per l’Informazione insieme all’Associazione Stampa Romana. Nel 2021 è stata condivisa dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. L’Associazione Stampa Romana nei giorni scorsi ha opportunamente ricordato l’importanza innovativa di questa misura osservando che l’aggravante proposta da OdG e FNSI “non offre risposte alle attese dei colleghi minacciati e aggrediti con ampia e ripetuta frequenza negli ultimi anni” mentre “un’altra strada tuttora valida per sollecitare governo e parlamento, è quella del reato di ostacolo all’informazione”.
Numerose altre misure utili e importanti sono state proposte in questi anni, come sa bene chi ha seguito il tortuoso e inconcludente ventennale dibattito parlamentare per modificare il carattere punitivo della Legge sulla stampa e le sanzioni sproporzionate dell’art.595 del Codice Penale e dell’articolo 13 della Legge sulla Stampa in materia di diffamazione a mezzo stampa, norme che prevedono tuttora la pena del carcere, nonostante l’articolo 13  della legge sulla stampa nel 2021 sia stato significativamente dichiarato incostituzionale dalla Corte costituzionale.
Negli anni scorsi il senatore Pietro Grasso, quand’era Presidente del Senato, ha più volte invocato una nuova legge complessiva sulla libertà di stampa che risponda coerentemente a tutte le esigenze di cui parliamo.
E’ proprio il caso di rimboccarsi le maniche. Ossigeno rinuncia a rivendicare la primogenitura di questa o di quest’altra proposta per auspicare che tutti coloro che si battono per una nuova legislazione sulla libertà di stampa che sia in grado di difendere il diritto dei cronisti di informare e il diritto dei cittadini di essere informati e di manifestare la loro opinioni, collaborino fra loro per formulare di una proposta complessiva, mettendo insieme tutte le parti utili delle proposte in campo, coerenti fra loro, per  presentare a Governo e Parlamento il progetto di una riforma all’altezza della situazione e degli standard internazionali, con l’impegno di sostenerla con il concorso di tutte le forze in campo e con il consenso dei cittadini che vogliono rivendicare il loro diritto di essere informati sui fatti di pubblico interesse, per partecipare consapevolmente alla vita pubblica.  ASP
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