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Processo Rocchelli. Ex comandanti difendono Markiv

Dicono: era un soldato semplice della Guardia Nazionale Ucraina e non aveva accesso ai mortai, che erano guidati dall’esercito.

Questa cronaca di Giacomo Bertoni è stata prodotta da Ossigeno per l’informazione in collaborazione con La Provincia Pavese, Unione Nazionale Cronisti Italiani, Ordine Giornalisti Lombardia per integrare le cronache dei media con un resoconto oggettivo, puntuale ed esauriente dello svolgimento del processo in corso al Tribunale di Pavia in cui è imputato il presunto responsabile dell’uccisione del fotororeporter italiano Andrea Rocchelli e del giornalista russo Andrey Mironov. Questo testo è stato pubblicato sul sito web ossigeno.info ed è stato inviato a Vienna al Rappresentante per la Libertà dei Media dell’Osce, che segue con attenzione la vicenda. Leggi qui i precedenti articoli

Venerdì 8 febbraio 2019, nella settima udienza del processo a carico del soldato italo-ucraino Vitaly Markiv, accusato dell’omicidio del fotoreporter pavese Andy Rocchelli, sono stati ascoltati Bogdan Matkivsky e Andrij Antonisciak, oggi senatori del parlamento ucraino. Entrambi rivestivano ruoli di spicco nella Guardia Nazionale nel maggio del 2014, quando avvenne l’attacco  costato la vita a Andy Rocchelli e ad Andrei Mironov.

Bogdan Matkivsky, a capo del plotone numero 2 della Guardia Nazionale, superiore diretto di Markiv, ha dichiarato: «Vitaly Markiv era un soldato semplice della Guardia nazionale ucraina e, come tale, non aveva accesso ai mortai». Durante la deposizione, durata oltre 4 ore, Matkivsky ha descritto la situazione sulla collina dalla quale sarebbero partiti i colpi che hanno ucciso Rocchelli e Mironov.

«Sulla collina, che si chiama Karachun, c’erano i nostri uomini della Guardia nazionale e quelli dell’esercito nazionale ucraino. L’esercito  – ha detto – occupava la parte bassa della collina, noi la parte più alta, dove si trovava la torre con i computer e tutta l’attrezzatura tecnologica. Il nostro compito era proteggere dalle incursioni nemiche la strada che portava alla torre, per difendere le nostre attrezzature». Si poteva sparare soltanto dopo l’autorizzazione dell’esercito nazionale.

«Noi eravamo lì come supporto – ha spiegato Bogdan Matkivsky –, il nostro compito era segnalare la presenza di nemici e potevamo sparare solo dopo aver ricevuto l’ordine di farlo. Se qualche soldato sparava accidentalmente un colpo, veniva punito. Se invece sparava volontariamente, senza aver ricevuto l’ordine, veniva caricato immediatamente in elicottero e riportato in città».

Sulla collina c’erano diverse armi: «I mortai erano a disposizione dell’esercito ucraino, noi non avevamo accesso ai mortai – ha aggiunto poi –. Comunicavamo con l’esercito attraverso ricetrasmittenti e di persona; ero io a confrontarmi con il loro comandante».

Il video trovato sul tablet di Markiv mostra l’italo-ucraino nella sua postazione: «Quella era la sua postazione – ha confermato Bogdan Matkivsky –, ma da lì la visuale sulla Zeus ceramica era molto ridotta, al massimo si potevano vedere nitidamente due metri quadrati della zona». La Zeus ceramica è la fabbrica davanti alla quale è avvenuta la sparatoria fatale per Rocchelli, ed è una grande costruzione bianca che si vede in lontananza nel video e in alcune immagini sequestrate.

 «Ci sono almeno 1.600 metri tra la collina e la fabbrica – ha detto Matkivsky –, la visuale è ridotta dalla distanza e dalle tante piante alte; era quasi impossibile vedere con precisione gli abiti delle persone, vedevamo solo ombre. Inoltre, nelle settimane precedenti c’erano stati filorussi vestiti da civili che avevano intrapreso azioni di guerra contro di noi».

In aula, come in tutte le udienze precedenti, erano presenti i genitori di Andy Rocchelli e la sorella, che hanno seguito in silenzio e con  attenzione il racconto dei due senatori. I famigliari di Rocchelli sono rappresentati dagli avvocati Alessandra Ballerini ed Emanuele Tambuscio.

La prossima udienza è stata fissata per il 22 febbraio: in quell’occasione sarà ascoltato un terzo parlamentare ucraino, che è stato superiore di Markiv nella Guardia nazionale. Riflettori puntati sull’udienza del 15 marzo, quando Vitaly Markiv sarà ascoltato dalle parti.

Giacomo Bertoni /ASP

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