Editoriale

Protezione. L’Osce e l’esempio italiano

Il Rappresentate Harlem Desir ha proposto di istituire Comitati misti di garanzia in ogni paese. L’Italia ha Illustrato ciò che già esiste

L’Italia ha fatto un figurone alla conferenza internazionale organizzata il 12 aprile 2019 a Vienna sul tema “giornalisti sotto attacco: una minaccia alla libertà di stampa“. Il rappresentante dell’OSCE per la libertà dei media, Harlem Desir, che ha promosso l’incontro, ha formulato una nuova proposta (leggi) per garantire la sicurezza personale e la continuità lavorativa dei giornalisti minacciati.

Numerosi giornalisti e funzionari pubblici di vari paesi hanno elencato drammi, problemi e progetti in cantiere per garantire migliori misure di protezione ai giornalisti esposti ai rischi più gravi. Gli italiani si sono limitati a illustrare che cosa si fa già, concretamente in Italia in questo campo e con buoni risultati.

Lo ha fatto la dottoressa Maria Teresa Sgaraglia, funzionaria della Polizia di Stato che coordina il tavolo tecnico istituito nel 2017, che si occupa proprio di tenere sotto osservazione le minacce ai i giornalisti in Italia. Questo organismo tecnico- ha detto la dottoressa Sgaraglia – affianca il Centro di coordinamento istituito nel 2017 presso il Viminale, con compiti di monitoraggio degli attacchi  e di programmazione strategica. Questo Centro è presieduto dal Ministro dell’interno. Il tavolo tecnico invece è presieduto dal Capo della Polizia e ha compiti operativi”.

In sostanza, ha aggiunto, “noi andiamo a vedere ciò che accade e valutiamo di volta in volta cosa fare. Cerchiamo di fare più di quanto s’è fatto in passato”. Il comitato si preoccupa anche di dare delle indicazioni ai giornalisti in pericolo. Ad esempio consigliando loro di denunciare sempre le intimidazioni che subiscono, anche le più lievi, perché “non esistono Intimidazioni lievi o banali”. “Stiamo studiando un vademecum per i giornalisti. Inoltre il ministero dell’Interno recentemente a diramato una direttiva a tutte le autorità provinciali di pubblica sicurezza affinché anche a livello locale si faccia un lavoro di coordinamento con i giornalisti e le loro organizzazioni, dedicando la massima attenzione agli attacchi che subiscono e poi decidendo, in base alla gravità delle minacce riscontrate le misure più idonee e da adottare fra le varie che sono previste”.

L’ambasciatore Alessandro Azzoni, rappresentante dell’Italia presso l’Osce, ha rivendicato alla presidenza  di turno italiana il merito di avere rafforzato gli impegni degli Stati membri per la sicurezza dei giornalisti, con le Raccomandazioni approvate a Milano a dicembre 2018 dal Comitato dei ministri (vedi), che hanno colmato una lacuna storica. 

Per l’Italia, ha parlato il giornalista di Bergamo Paolo Berizzi, che dadue mesi vive sotto scorta a causa di minacce di morte di matrice neonazista. (Leggi)

Una delle testimonianze più toccanti è stata quella di Matthew Caruana Galizia, figlio della giornalista assassinata a Malta nel 2017 e continuatore del suo lavoro. ”sembra oggi che a Malta tutti fossero preoccupati per la sicurezza di mia madre, tutti tranne il governo oggi noi chiediamo una indagine pubblica indipendente sul omicidio tocca sempre ai familiari fare queste pressioni. Io ho dovuto anche abbandonare il mio lavoro“. 

Il Rappresentante Desir ha ringraziato tutti e ha lanciato la sua proposta: istituire in ogni paese un Comitato speciale sulle minacce ai giornalisti, con rappresentanti delle forze dell’ordine, della magistratura, delle organizzazioni dei giornalisti per garantire che per ogni minaccia rivolta a un giornalista sono state attivate tutte le procedure necessarie. Fornendo una protezione effettiva ed efficace in tutti i casi che lo richiedono, come si fa in Italia.

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