Editoriale

Querele temerarie. I sorprendenti dati forniti dalla nuova piattaforma anti-Slapp

Minimizzano la drammatica situazione certificata da Ossigeno – La vice presidente della Commissione UE Vera Jourova all’inaugurazione 

OSSIGENO 27 marzo – di Luciana Borsatti, Maria Laura Franciosi e Alberto Spampinato – Ci sembra doveroso dire qualcosa a proposito del nuovo sito web contro le SLAPP, acronimo inglese di Strategic Lawsuits Against Public Partecipation (cause pretestuose contro la partecipazione del pubblico), termine usato per indicare le iniziative giudiziarie intimidatorie conosciute in Italia sotto la denominazione approssimativa di querele pretestuose promosse contro i giornalisti e altri che esercitano legittimamente la libertà di stampa e di espressione.

La nascita del nuovo sito è stata tenuta a battesimo il 26 marzo 2021 dalla vice presidente della Commissione Europea e commissaria europea per i  valori e la trasparenza Vera Jourova, che ha partecipato  che a un webinar a carattere internazionale. La piattaforma è promossa da CASE (Coalition Against Slapps in Europe). Questa neonata coalizione raggruppa una trentina di organizzazioni non governative di vari paesi europei, una metà delle 61 che recentemente hanno sottoscritto per prime un appello alla Commissione Europea affinché proponga una Direttiva su questa materia. Ossigeno per l’Informazione è una delle prime firmatarie dell’appello ma non fa parte di CASE.

OSSIGENO saluta con piacere questa grandiosa iniziativa, alla quale augura il massimo successo, che avrà certamente quando avrà superato alcuni problemi che sono balzati davanti ai nostri occhi: primo fra tutti, il fatto che questa grande iniziativa sembra nascere con le gambe corte.

Da noi si dice così quando a qualcosa manca o difetta un requisito essenziale: la verità. Ci spiace dirlo, ma i dati con i quali la Coalizione si è presentata ai blocchi di partenza mostrano una sottovalutazione non piccola del fenomeno SLAPP in Europa. Ci spiace doverlo constatare, vedere che – per segnalare un grandissimo problema sociale, una grave malattia della libertà di espressione – i promotori di CASE abbiano fornito dati che tracciano un quadro falsamente rassicurante di una situazione che purtroppo è molto più grave, in base a dati certi, consolidati, disponibili, di cui noi abbiamo piena cognizione, poiché studiamo da oltre dieci anni questo continente inesplorato delle SLAPP.

La nostra esplorazione, lo diciamo con simpatia agli amici di CASE scusandoci con quelli di loro che già lo sanno per avere collaborato con noi, ebbe inizio nel lontano 2006, quando segnalammo 40 episodi in Italia (sottolineo: in Italia, non in tutta Europa). Eravamo neofiti e ci basavamo esclusivamente sulle segnalazioni del sindacato dei giornalisti. Poi abbiamo cominciato a fare le nostre rilevazioni autonome, dirette, sul campo. E’ stato come accendere la luce e scoprire che il luogo che osservavamo era dieci-cento volte più affollato di quanto pensavamo.

Andando avanti abbiamo scoperto ed elencato pubblicamente numerose ragioni che rendono le SLAPP bavagli di cui è difficile liberarsi, che vengono imposti in questo o in quel determinato paese non perché esistono nemici personali dei bravi giornalisti e dei leali difensori del pensiero critico, ma perché un po’ ovunque sono in vigore leggi che rendono le SLAPP azioni di censura efficaci e difficili da punire. Infatti rimangono impunite al 90%.  E’ l’Unesco a indicare questo tasso di impunità da molti anni. E Ossigeno ha accertato che in Italia abbiamo più o meno lo stesso tasso di impunità. Ha potuto misurarlo su un vasto campione di episodi che noi abbiamo esaminato attentamente nel corso degli anni.

Tutto ciò è ampiamente risaputo, anche dalla Commissione Europea, e perciò ci scusiamo se ripetiamo cose che molti già conoscono, alcuni per aver seguito la nostra attività pluriennale pubblicizzata anche in lingua inglese.

Ci sembra però necessario ripetere alcuni dati,  avendo appreso, durante la presentazione del sito web di CASE, che questa Coalizione ha “lavorato negli ultimi due anni per individuare la piena portata e impatto del problema delle SLAPP in Europa”, anche in collaborazione con la Università di Amsterdam e con Greenpeace International, e ha provvisoriamente  lavorato su un campione di 215 casi in un periodo di 10 anni e segnala un aumento del 27% nell’impiego delle SLAPP tra il 2017 e 2018, e del 75% tra il 2018 e il 2019. E,  per quanto riguarda l’estensione del fenomeno, i promotori di CASE hanno trovato “casi di SLAPP in 25 Paesi europei, particolarmente in Francia (39 casi), Irlanda (27), Italia (24) e Polonia (17)”. Questi dati saranno pubblicati sul sito non appena saranno più compiutamente esaminati.

Ci fa piacere che per completare il quadro il sito CASE, su indicazione di Articolo 21, citi, sia pure genericamente, i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica ISTAT secondo i quali nel 2017 in Italia ci sono state oltre novemila nuove  cause civili e penali per diffamazione, sottolineando che esse in gran parte possono essere considerate SLAPP. Ci fa piacere che questa e altre segnalazioni  facciano riferimento a documenti di Ossigeno per l’Informazione pubblicati dal Resource Centre di Ecpmf. Fra questi studi c’è il dossier “Zitto o ti querelo!” (Shut up or I shall sue you!) del 2016”. Questi studi di Ossigeno hanno rivelato dati inediti del Ministero della Giustizia, hanno fatto conoscere, per la prima volta, la reale estensione del fenomeno a livello giudiziario, la loro diffusione sull’intero territorio italiano e l’andamento preoccupante di questi procedimenti. In breve, il 92 per cento di quei procedimenti si conclude dopo almeno 4-6 anni anni con il proscioglimento degli accusati (il 71 per cento in fase di istruttoria preliminare), il restante 8% si conclude con la condanna degli accusati a pene del tutto sproporzionate che comprendono in totale pene detentive per 103 anni di carcere. Un altro documento citato con un ipertesto e presente del Researce Centre e il report della facts-finding mission “Molta mafia, poche notizie” realizzato nel 2018  da Ossigeno per l’Informazione per ECPMF, con la partecipazione di Osservatorio Balcani Caucaso. Questo dossier analizza approfonditamente la natura e le cause del fenomeno e le conseguenze che ha sulla libertà di stampa e di espressione in Italia.

Perciò parlare genericamente di 24 casi di SLAPP in Italia nel corso di 10 anni ci preoccupa, poiché lascia intendere che questo dato sia anche indicativo della estensione del fenomeno. Ciò è sorprendente: equivale a dire che la situazione italiana è miracolosamente molto migliore di quella prospettata da anni dalle statistiche e dall’insieme dei singoli casi pubblicati da Ossigeno. Magari fosse così! La situazione è molto più dramamtica.

In Italia, secondo i dati di Ossigeno, rispecchiati da autorevoli istituti pubblici di statistica, ci sono ogni anno oltre 10.000 nuove azioni di questo tipo e il 69% di esse, ovvero 6900, risultano dalle decisione dei giudici di archiviare le accuse infondate e prosciogliere le persone accusate ingiustamente, in massima parte giornalisti. E, per completare il quadro, a questo numero dovremmo aggiungere un numero notevole di altre SLAPP: le azioni perseguibili penalmente (poiché implicano altri reati) con le quali ogni anno si impedisce arbitrariamente la partecipazione attiva dei cittadini alla vita pubblica; le azioni dello stesso tipo non perseguibili perché non configurabili come atti illeciti; le azioni dello stesso tipo che rimangono sconosciute perché le vittime non hanno la forza di denunciarle.

La maggior parte di questi dati non si trova leggendo i giornali né consultando le statistiche degli istituti ufficiali, che di solito non registrano questi fenomeni, non si sa bene perché. E’ impossibile dire con sufficiente approssimazione quanto frequenti e quanto numerosi siano i casi di SLAPP in Europa,  perché nessuno nei vari paesi raccoglie attivamente queste informazioni in modo sistematico come fa da oltre dieci anni Ossigeno per l’informazione per quanto accade in Italia, dove accerta mediamente da 300 a 500 episodi certi ed altre centinaia molto probabili. La differenza fra un anno e l’altro è dovuta al numero di osservatori ed esperti che Ossigeno è capace di mettere in campo per fare un lavoro specialistico, che comporta la ricerca attiva e l’attenta verifica di notizie nascoste, di informazioni che le stesse vittime tengono riservate, per il timore di subire ulteriori rappresaglie.

Ma certamente i giornalisti minacciati con SLAPP in questi dieci anni in Italia sono molti più dei 24 del campione di CASE e anche di quei 5000 di cui sono rimaste vittime giornalisti, blogger, difensori dei diritti umani che Ossigeno nel corso del decennio ha aiutato rendendo noti i loro nomi e le loro vicissitudini, e contribuendo a rompere il silenzio e l’isolamento che li rendevano deboli e in molti casi incapaci di sconfiggere chi voleva imbavagliarli.

Noi speriamo che la coalizione CASE, quando comincerà ad affrontare il fenomeno come merita, aiuterà anche noi a completare queste liste e contribuirà a dare un aiuto concreto a ognuna di queste vittime di attacchi ingiustificabili e in gran parte impuniti, e a cambiare le leggi inadeguate.

Purtroppo per conseguire questo obiettivo – almeno per quanto riguarda l’Italia – non basteranno neppure le misure indicate nel documento, sottoscritto anche da Ossigeno, per sollecitare la Commissione Europea a emanare una direttiva anti-SLAPP per frenare quelle che si realizzano con cause civili pretestuose. Perché lo diciamo? Perché i dati in nostro possesso dicono che in Italia ogni 100 SLAPP trattate dai tribunali soltanto il 2% è giudicato da tribunali civili. E ci risulta che almeno altrettante  SLAPP non sono neppure perseguibili.

Tutto ciò dice che è necessario affrontare questi problemi conoscendo meglio i dati e gli studi che già esistono su ciò che accade veramente sul territorio europeo, che è necessario sviluppare anche negli altri paesi un lavoro analogo a quello metodico e documentato realizzato in Italia da Ossigeno per l’Informazione, che bisogna avvalersi di tutte le competenze già maturate e delle buone pratiche sperimentate, senza ricominciare ogni volta da zero.

Ossigeno per l’informazione con il suo metodo, con la sua faticosa attività ha acceso il faro che si potrebbe accendere anche in altri paesi per conoscere e rendere pubbliche in dettaglio molte SLAPP che rimangono inedite, nascoste, che si potranno conoscere soltanto impiegando risorse adeguate, metodologie idonee, osservatori specializzati e valorizzando il volontariato e il lavoro collettivo.

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