Memoria

21 marzo. Shukri Said: “Italia e Somalia collaborino per fare luce su uccisione Alpi”

La giornalista somala e presidente dell’associazione Migrare intervenendo al convegno di Ossigeno in memoria delle vittime innocenti delle mafie 

OSSIGENO 21 marzo 2022 – “È ora che Italia e Somalia collaborino per fare finalmente luce sulla tragica fine di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin”: così Shukri Said, giornalista e presidente dell’associazione ‘Migrare’, all’evento “Roma ricorda Ilaria Alpi”, organizzato da Ossigeno per l’informazione alla Casa del Jazz di Roma, in occasione della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie (leggi il programma).

Shukri Said racconta come la situazione della Somalia sia molto complessa e trova un collante con la storia e la tragica fine di Ilaria Alpi, uccisa a Mogadiscio con Miran Hrovatin. “Ilaria – ha detto – non era la giovane ingenua, velleitaria che ancora oggi qualcuno vuole raccontare. Ilaria era una cronista seria e rigorosa, che sapeva bene quello che faceva. Era in Somalia come oggi sarebbe stata in Ucraina. Il mondo arabo e la sua lingua, che aveva studiato, erano un suo modo di illuminare le periferie del mondo, come ha ricordato il suo amico di scuola, il professor Gaetano Lettieri. Ilaria era la memoria e il racconto dei diritti civili degli ultimi, un modo di raccontarli alla comunità umana. Ilaria Alpi – continua Shukri Said – non è stata uccisa dalla Somalia, è stata uccisa in Somalia. L’origine del suo assassinio va trovata in Italia, negli intrecci tra politica e affari spesso sporchi e coperti dal mantello della cooperazione e aiuto fra i due paesi. La morte di Ilaria è una morte “mafiosa”: la sua inchiesta poteva danneggiare i rapporti poltico-economici fra Italia e Somalia, soprattutto quelli poco puliti. Lei è entrata in un ingranaggio che poteva danneggiare i corrotti. Bisognerebbe tornare a Mogadiscio, dove c’è gente che certamente sa molte cose, ma a cui nessuno si è premurato di chiedere niente”.

LT

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