Questo episodio rientra tra le violazioni verificate da Ossigeno per l'Informazione

Violazioni verificate

Brescia. Fotomontaggio contro 2 due cronisti: siete il virus

Sui social un post con i volti dei giornalisti Paolo Berizzi, che vive sotto scorta, e Federico Gervasoni che da agosto 2018 denuncia insulti e minacce di morte da parte di gruppi neofascisti
Il 27 febbraio 2020 scorso sulle pagine Facebook e Instagram dell’account “Brescia ai Bresciani” è stato pubblicato un fotomontaggio con i volti di alcuni personaggi pubblici di Brescia, definiti “il Coronavirus che flagella la città”. Tra loro compaiono anche i volti dei giornalisti Federico Gervasoni, collaboratore di diverse testate giornalistiche, e Paolo Berizzi di Repubblica. Entrambi si occupano della riorganizzazione dei movimenti di estrema destra, specie nel Nord Italia. Per le minacce da parte dei gruppi neofascisti, Berizzi vive sotto scorta dal 2019 (Leggi).
“Ho trovato il fotomontaggio davvero di cattivo gusto. Fra l’altro –  ha detto Federico Gervasoni a Ossigeno – in questa tragedia tremenda del contagio io ho perso familiari e amici”. Il cronista ha riferito a Ossigeno di aver “denunciato tante volte gli attacchi subiti. Dell’esito di quelle denunce non ho saputo nulla e non mi risulta sia stato aperto alcun processo”. Gervasoni racconta di essere stato preso di mira già altre volte dal gruppo “Brescia ai Bresciani”, di ispirazione neofascista. “Non mi sento sicuro”, ha confessato all’Osservatorio.
I PRECEDENTI: Il giornalista ha presentato diverse denunce alle autorità competenti per gli insulti e le minacce ricevute a causa della sua attività d’inchiesta sul neofascismo. Le prime risalgono all’agosto del 2018 (Leggi).
Prima del fotomontaggio dello scorso febbraio, Gervasoni era stato contestato più volte in occasione degli eventi pubblici organizzati per presentare il suo libro “Il cuore nero della città. Viaggio nel neofascismo bresciano”, e aveva presentato due denunce alla Digos di Brescia, la prima nel luglio del 2019, e la seconda il 3 ottobre, a integrazione della precedente. Gervasoni, in quelle occasioni, denunciava insulti e minacce di morte ricevute sui social network da utenti legati al mondo del tifo ultras e a gruppi neofascisti. Tra i vari messaggi e commenti, questi: “Gervasoni muori presto”, “Gervasoni RIP”, “Bisogna dargli fuoco”, “Punirne uno per educarne cento”, “Ammazzatelo”, “Sparategli con il mitra”, “Ti meriteresti tu le undici coltellate”, “Mi auguro accada la stessa cosa a uno dei tuoi cari”, “Ti mando in un lager”, “Ti sparo in testa” (Leggi).
RDM
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