Libertà di stampa

Cronisti minacciati. Impunità in calo ma ancora oltre il 90%

Segnali di cambiamento dopo l’aggressione a Piervincenzi e le minacce a Borrometi. Contestato il metodo di stampo mafioso

In Italia l’impunità per i crimini contro i giornalisti è altissima. Negli ultimi dodici mesi è risultata del 90,1 per cento. C’è però da segnalare una sensibile diminuzione – meno 8,6 per cento – rispetto al trend dei sette anni precedenti che era del 98,7 per cento. In effetti nell’ultimo anno ci sono state significative novità.

Lo ha detto Alberto Spampinato, di Ossigeno per l’Informazione, illustrando i dati sui cronisti minacciati che l’Osservatorio ha elaborato, per il secondo anno consecutivo. I dati sono stati presentati il 22 ottobre 2018, al convegno “Giornalisti aggrediti, colpevoli impuniti”, che si è svolto a Roma, a Palazzo Madama, per iniziativa di Ossigeno per l’Informazione e del Centro Europeo per la Libertà di STampa di Lipsia (ECPMF) con il Patrocinio dell’UNESCO, per celebrare la Giornata Internazionale dell’ONU per mettere fine all’imuniutà per i crimini contro i giornalisti (IDEI 2018).

“L’avvio del cambiamento – ha sottolineato Spampinato – è stato percepito da novembre 2017 in poi, dopo l’aggressione a Ostia a Daniele Piervincenzi ed Edoardo Anselmi e le minacce a Paolo Borrometi a Ragusa. Questi episodi hanno determinato una svolta nell’impegno di polizia e magistratura; arrestati i responsabili per tentata violenza privata aggravata dal metodo mafioso.

Dal 2006 a oggi, l’Osservatorio ha accertato e documentato in Italia 3721 attacchi ingiustificabili a giornalisti e blogger. Tra ottobre 2017 e ottobre 2018 ha rilevato 316 nuovi attacchi e 31 casi di punizione dell’aggressore.

COA-DEB

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