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Trapani. Processo all’ ex vescovo Micciché che querelò 2 cronisti

È accusato di essersi appropriato di 300 mila euro dei fondi per l’8 x mille destinati alla sua Diocesi

L’ex vescovo di Trapani Francesco Miccichè è stato rinviato a giudizio con l’accusa di peculato in relazione all’impiego dei fondi ottenuti dalla Diocesi di Trapani dal 2007 al 2012 per le sottoscrizioni dell’8 per mille delle imposte sul reddito delle persone fisiche. Il processo avrà inizio il 1 ottobre 2020.

Secondo l’accusa, il prelato si sarebbe appropriato di oltre 300 mila euro. All’inizio la Procura della Repubblica gli aveva contestato un ammanco di circa 550 mila euro. La somma è stata ridotta dopo che i suoi legali hanno esibito alcuni documenti esibiti e in seguito alla prescrizione per i fatti avvenuti prima di ottobre 2017.

Nel 2012, dopo 14 anni alla guida della Diocesi siciliana, monsignor Miccichè è stato rimosso dall’incarico da Papa Benedetto XVI, a conclusione di un’inchiesta interna delle autorità vaticane sulla gestione finanziaria della Diocesi di Trapani e su alcuni presunti ammanchi nei conti della Curia trapanese (leggi) e di due fondazioni controllate (leggi).

I giornalisti che per primi rivelarono le accuse al prelato siciliano furono minacciati di morte da un anonimo con una lettera inviata alla redazione trapanese del Giornale di Sicilia (leggi). L’anonimo minacciò Giuseppe Pipitone e Gianfranco Criscenti de L’Isola e Giuseppe Lo Bianco de Il Fatto Quotidiano

Inoltre mons. Miccichè querelò Pipitone e Criscenti accusandoli di aver ordito, insieme all’ex direttore amministrativo della Curia trapanese don Ninni Treppiedi, un complotto contro di lui, creando una vera e propria campagna mediatica contro la gestione della diocesi.

Nel 2018 il Tribunale di Trapani ha assolto i  giornalisti Pipitone e Criscenti dall’accusa di diffamazione dopo la querela dell’ex Vescovo, riconoscendo “il corretto esercizio del diritto di cronaca” (leggi).

DB

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