Giornaliste minacciate. Nel 2020 sono aumentate le intimidazioni. Che fare?

Dall’intervento del 23 novembre 2021 al Forum delle giornaliste del Mediterraneo, nell’Aula magna dell’Università degli Studi di Bari – I dati e le proposte di Osigeno

OSSIGENO, 29 novembre 2021 – L’analisi dei dati sulle minacce ai giornalisti e ai blogger in Italia raccolti dall’osservatorio non governativo Ossigeno per l’Informazione conferma che nel 2020 l’andamento di questo fenomeno è rimasto altamente preoccupante. Rispetto all’anno precedente, Ossigeno ha visto più giornalisti e più donne colpite. In numero assoluto, i giornalisti e blogger colpiti da minacce e intimidazioni sono stati 495 (erano stati 472 nel 2019). Questi episodi rappresentano soltanto la punta dell’iceberg: la parte del fenomeno che una piccola squadra di esperti è riuscita a osservare con sufficiente chiarezza, vincendo la ritrosia delle stesse vittime di minacce e abusi a fornire informazioni su queste vicende.

Del dettaglio, per quanto riguarda le giornaliste, la percentuale delle minacciate è aumentata dal 23% al 26% rispetto all’anno 2019. Post social denigratori, offese e insulti sessisti: nel 2020 sono aumentati gli avvertimenti contro le giornaliste (pari al 48% – anche nel 2019 si è attestata come la tipologia di minaccia più diffusa con il 45%). Sono aumentate anche le aggressioni verbali e fisiche (pari al 26% – nel 2019 rappresentavano solo il 10%), e i danneggiamenti (pari al 17% – nel 2019 pari al 12%) volti a impedire alle operatrici dell’informazione di documentare fatti di rilevanza pubblica. Ossigeno ha rilevato come meno frequenti le tipologia del ricorso all’abuso di denunce e azioni legali (pari al 6% – invece nel 2019 si attestavano la 33%) e di quello che classifichiamo come ostacolato accesso all’informazione (pari al 3%).

UN FENOMENO GLOBALE – Questi dati sono stati resi noti in occasione delle iniziative promosse con UNESCO per celebrare la Giornata Mondiale dell’ONU per mettere fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti (IDEI). Su mandato dell’Unesco, Ossigeno ha organizzato, lo scorso 3 novembre, una tavola rotonda internazionale presso il Siracusa International Institute for Criminal Justice and Human Rights (leggi e vedi).

Quello delle minacce alle giornaliste, perché donne non solo perché operatrici dell’informazione, è un fenomeno globale. Tawfik Jelassi, direttore per la comunicazione e l’informazione dell’UNESCO, durante il suo intervento a Siracusa, ha ricordato un recente lavoro dell’UNESCO secondo il quale il 73% delle donne giornaliste intervistate ha subito minacce, anche online. Sabin Ouellet, dell’AIP – associazione internazionale dei procuratori – ha ricordato che le donne sono esposte a diverse forme di violenza di genere compresi lo stupro e le molestie sessuali. Nelle Linee Guida per i pubblici ministeri per i reati contro i giornalisti, sviluppate da Unesco in partenariato con l’associazione internazionale dei pubblici ministeri e presentate in occasione della tavola rotonda a Siracusa, c’è anche un focus sui casi di reati di genere.

Le Linee Guida raccomandano ai pubblici ministeri di indagare sempre il nesso tra l’attacco subito dal/dalla giornalista e la sua attività giornalistica. Per i reati contro le donne giornaliste, le Linee Guida raccomandano di indagare se la discriminazione di genere sia stato un fattore determinante o un motivo per commettere un determinato reato contro l’operatrice dell’informazione.

COME FERMARE L’IMPUNITÀ PER I REATI CONTRI I GIORNALISTI – Le commemorazioni di quest’anno per la giornata internazionale ONU si sono incentrate sull’importanza delle indagini e sull’azione penale nei casi di minaccia e di violenza contro giornaliste e giornalisti per porre fine a questo ciclo di impunità ed evitare ulteriori reati. Le discussioni della tavola rotonda di Siracusa su come affrontare questi problemi si sono basate sulle Linee Guida di cui sopra. Si tratta di uno strumento utile per i pubblici ministeri in Italia e nel mondo per rafforzare dei protocolli, dei metodi specifici di indagine e di conduzione dell’azione penale per i casi che riguardano giornaliste e giornalisti. Esse sono disponibili online in 17 lingue, compreso anche l’italiano grazie alla collaborazione di Unesco e AIP con Ossigeno per l’informazione (leggi).

Esperti di Italia, Francia, Grecia, Malta, Olanda e Regno Unito si sono chiesti durante la tavola rotonda che cosa si potrebbe fare concretamente, in Italia e in Europa, per fermare (o almeno frenare) le sempre più frequenti e drammatiche intimidazioni e aggressioni a giornaliste e giornalisti.

Ossigeno propone già da dieci anni l’introduzione del reato di ostacolato accesso all’informazione, proposta che è stata elaborata più recentemente insieme a Associazione Stampa Romana ed è stata condivida dall’ Ordine nazionale dei giornalisti,  (leggi). Eugenio Albamonte, sostituto procuratore di Roma, nel corso della tavola rotonda ha condiviso l’idea di introdurre la nuova fattispecie di reato o una circostanza aggravante per i reati ai danni degli operatori dell’informazione.

Ossigeno, inoltre, ragiona da anni anche sulla possibilità – avanzata per la prima volta dalla Commissione parlamentare antimafia – di modificare il reato di diffamazione a mezzo stampa, per distinguere la forma dolosa da quella colposa. Come accade per altri professionisti, come i medici, si metta in conto che è possibile commettere un errore. Ciò rafforzerebbe la proposta di depenalizzare la diffamazione colposa.

Questa riforma contentirebbe fra l’altro ai giornalisti di avere una assicurazione professionale per i danni da diffamazione amezzo stampa. Attualmente in Italia non è possibile assicurarsi per questo rischio a causa della concezione comunque dolosa della diffamazione. L’assicurazione consentirebbe di coprire anche le spese legali o i danni che i giornalisti devono pagare in caso di condanna per diffamazione, anche quando non hanno danneggiato qualcuno intenzionalmente.

In Italia e a livello europeo, Ossigeno e altre organizzazioni e giornalisti che hanno preso parte alla tavola rotonda, propongono di rivedere le norme che regolano il modo di svolgere inchieste giudiziarie sui reati a danno di operatrici/operatori dell’informazione. Un approccio transfrontaliero, come ha sottolineato Saba Ashraf, esperta legale dell’associazione no-profit Media Defence, può essere la chiave giusta per le azioni che mirano alla salvaguardia della libertà di stampa e informazione. La diffusione delle Linee Guida per i pubblici ministeri per i reati contro i giornalisti elaborate dall’Unesco e convegni come quello di Siracusa sono strumenti utili di intervento per affrontare questi problemi.

Un ultimo aspetto, ma non per importanza, da considerare nelle azioni per porre fine all’impunità dei crimini contro i giornalisti – come ha sottolineato nel corso Nel suo intervento alla tavola rotonda di Siracusa , il Procuratore Nazionale Antimafia, Federico Cafiero de Raho, ha parlato di come scoraggiare le querele temerarie. Avvienei, ha detto, che i giornalisti, soprattutto quelli più isolati, quelli che non hanno alle spalle un forte editore, siano chiamati in giudizio in processi penali e  cause civili per diffamazione a mezzo stampa, con motivazioni deboli e richieste di risarcimento del danno anche stratosferiche: questo evidentemente condiziona e impedisce al giornalista di svolgere serenamente il proprio lavoro. Per il Procuratore nazionale antimafia per garantire meglio i giornalisti si dovrebbero introdurre norme sanzionatorie per il soggetto che querelato o ha citato in giudizio il giornalista senza fondato motivo, condannandolo al pagamento del doppio del risarcimento del danno richiesto. GPA

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