Le parti civili chiedono 1,8 milioni €

Le ragioni sono state esposte nell’aula della corte d’assise dal difensore dei familiari. La prossima udienza il 21 giugno. Sentenza prevista il 12 luglio

Questa cronaca di Giacomo Bertoni è stata prodotta da Ossigeno per l’informazione in collaborazione con La Provincia Pavese, Unione Nazionale Cronisti Italiani, Ordine Giornalisti Lombardia per integrare le cronache dei media con un resoconto oggettivo, puntuale ed esauriente dello svolgimento del processo in corso al Tribunale di Pavia in cui è imputato il presunto responsabile dell’uccisione del fotoreporter italiano Andrea Rocchelli e del giornalista russo Andrey Mironov. Questo testo è stato pubblicato sul sito web ossigeno.info ed è stato inviato a Vienna al Rappresentante per la Libertà dei Media dell’Osce, che segue con attenzione la vicenda. Leggi quii precedenti articoli

L’avvocato Alessandra Ballerini, difensore di parte civile dei familiari di Andrea Rocchelli, ha chiesto 1,8 milioni di euro di risarcimento per l’uccisione del fotoreporter di Pavia: 500 mila per la madre di Andy, 500 mila per il padre e altri 800 mila per la compagna del fotoreporter ucciso. «C’è stata volontà di uccidere, ora la sentenza restituisca la pace ai famigliari».

L’attacco nel quale sono rimasti uccisi Andy, Andrei Mironov, e nel quale è rimasto ferito il fotoreporter francese William Roguelon, ha aggiunto, «è stato fatto con l’intenzione di uccidere. Come ha raccontato il sopravvissuto Roguelon, loro sono stati presi come un bersaglio”.

Per convincere i genitori di Andy Rocchelli ha chiedere questa cifra, l’avvocato Ballerini ha discusso a lungo con loro. Venerdì 14 giugno 2019 lo ha messo bene in chiaro, durante il suo intervento in aula: «La famiglia di Andy
nessun risarcimento, abbiamo avuto forti discussioni sull’argomento e ora chiediamo che la sentenza restituisca alla famiglia la pace. Perché senza verità non può esserci pace». “I familiari non hanno mai invocato punizioni, in tutti questi anni, non hanno mai cercato vendetta. Hanno sempre cercato e chiesto la verità. La loro battaglia è condotta non solo per Andy, ma per tutti i giornalisti che operano in territori di guerra».

Durante l’udienza nell’aula della Corte d’Assise del Tribunale di Pavia, l’avvocato ha tenuto a precisare alcuni elementi emersi durante la requisitoria del Pm Andrea Zanoncelli: «C’è stata un’accusa dolorosissima che la famiglia ha dovuto sopportare in questi anni, ovvero che “Andy se la sia andata a cercare”. Dire questo è inaccettabile. Andy Rocchelli non si trovava in un contesto di vera guerra, bensì in un’area di conflitto armato atipico. Davanti all’hotel in cui alloggiavano i giornalisti stazionava ogni giorno una lunga fila di taxi. Giornalisti di diversi Paesi si ritrovavano nei bar per confrontarsi su ciò che accadeva. La città di Sloviansk non era stata evacuata. Inoltre il compito dei giornalisti è proprio questo: andare dove forse noi non andremmo mai, andarci per consentire a noi cittadini di sapere che cosa realmente accade lì».

L’avvocato Ballerini ha ricordato che l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ricordò l’omicidio di Rocchelli come «l’uccisione di un operatore dell’informazione nell’esercizio della sua funzione». Una funzione fondamentale anche per l’Ambasciata italiana in Ucraina.

«Lo stesso sito web della Farnesina – ha aggiunto l’avvocato – viene aggiornato anche grazie alle informazioni che l’Ambasciata riceve proprio dai giornalisti operativi sul posto. Se c’è davvero qualcuno che è andato a cercarsela è Vitali Markiv che si trovava in Italia, aveva ottenuto la cittadinanza e ha scelto di imbracciare un fucile e andare a combattere».

In quel periodo, secondo la ricostruzione dell’avvocato Ballerini, i giornalisti erano sotto attacco: «I giornalisti erano scomodi perché raccontavano la verità, in quel caso i soprusi che l’esercito ucraino compiva contro la popolazione civile. Un documento Osce del maggio 2014 riferisce che in pochi mesi erano stati oltre 300 gli attacchi contro i giornalisti in Ucraina. Eppure Andy Rocchelli continuava a documentare la realtà che vedeva ogni giorno, e lo faceva perché quello era il suo lavoro: per lo stesso motivo per cui un vigile del fuoco che vede un incendio lo affronta per salvare delle vite umane».

L’avvocato Giuliano Pisapia, che rappresenta la Federazione nazionale della stampa italiana e l’Associazione lombarda dei giornalisti, non ha voluto quantificare il risarcimento: «Non ci interessa il denaro – ha detto –, se il risarcimento ci sarà però, sarà utilizzato a sostegno di tutti i giornalisti minacciati». L’avvocato Gianluigi Tizzoni, rappresentante di CesuraLab, ha aggiunto: «Questa associazione è stata fondata da Andy nel 2008, quando aveva solamente 25 anni. A dimostrazione della sua passione, della sua dedizione per questo lavoro, che ha sempre svolto con coraggio e onestà. Dovesse esserci un risarcimento, sarebbe dato in beneficenza». La prossima udienza è fissata per venerdì 21 giugno. GB

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